Gruppi turistici al palo Guide ferraresi in ginocchio
La rabbia: «Mancano indicazioni sul numero minimo per comitiva, siamo fermi» L’accusa: «Siamo stati dimenticati pur essendo fondamentali per il settore»
Il suo ultimo ricordo, prima del lockdown, è il portone di Palazzo Diamanti sbarrato davanti a una comitiva delusa. Era il 4 marzo e Virna Comini, presidente dell’Associazione Guide Turistiche di Ferrara, stava accompagnando un gruppo a visitare uno dei monumenti-simbolo della città. «Ci siamo trovati di fronte l’ingresso chiuso e un cartello di avviso attaccato con lo scotch», ricorda. Da allora, il nulla. «Siamo gli invisibili del turismo», sillaba Comini, concentrando tutta la frustrazione di «una categoria dimenticata: 176 pagine di decreto regionale e per noi neanche una parola».
Ai danni determinati dall’inevitabile stop si affiancano ora quelli di un’incertezza che, sostiene, si potrebbe invece superare fornendo linee di comportamento chiare: «Non sono nemmeno in grado di fornire indicazioni ai clienti. Le poche volte che siamo stati contattati non abbiamo saputo rispondere alle richieste di informazione, e naturalmente le persone non hanno telefonato più. Non conosciamo nemmeno il numero massimo di persone ammesse per gruppo; altre regioni come il Piemonte o la Lombardia hanno stabilito un tetto di dieci, ed è già un inizio, ma qui non si sa ancora nulla e non riusciamo a lavorare».
Per chi, come le guide turistiche, lavora per il 95% con gruppi organizzati, il divieto di assembramento si è abbattuto come una mannaia: «Siamo lavoratori privati, con partiva Iva, e il danno economico è incalcolabile. Proprio questa mattina ho ricevuto i 600 euro di marzo, meglio di niente sia chiaro, ma è quanto prendo normalmente in due giorni durante la stagione turistica».
Mesi d’oro perduti
L’emergenza sanitaria ha colpito il cuore dell’attività delle guide, i mesi d’oro primaverili delle città d’arte: «Abbiamo vinto l’appalto del Palazzo dei Diamanti - prosegue Comini - ma bisogna tenere conto che siamo lavoratori stagionali. D’estate restiamo fermi e riprendiamo in autunno. Perdere i mesi di marzo, aprile, maggio e giugno per noi significa praticamente azzerare l’anno, anche perché non si lavora un week end per l’altro, ma l’attività andrebbe pianificata; peccato che in queste condizioni non siamo in grado di programmare nulla e, anche nella migliore delle ipotesi sull’evoluzione dell’emergenza coronavirus, potremo ricominciare soltanto nel 2021».
Non aiutano i pullman con i passeggeri dimezzati per assicurare il distanziamento, né altre limitazioni logistiche. «In assenza dei pullman alcuni turisti volevano arrivare in camper, ma con l’ex Mof chiuso e il Campeggio Estense che non si sa quando riaprirà, hanno dovuto rinunciare».
Ostacoli su ostacoli che stanno esaurendo la tenuta non solo economica ma anche psicologica delle guide turistiche: «Se guardo il mio book mi viene da piangere, se apro la posta elettronica ho davanti una sfilza di mail tutte con lo stesso oggetto: “Revoca visita guidata”. Siamo massacrati». Eppure, rivendica la presidente Comini, «siamo un elemento fondamentale nell’economia di una città d’arte come Ferrara a grande vocazione turistica. Con il virus si deve cercare di convivere, ma per farlo occorrono regole chiare e disciplina: sono rimasta disgustata dalle scene di domenica scorsa in piazza Ariostea, perché per colpa di qualche incosciente rischiamo di tornare indietro. E non possiamo permettercelo, abbiamo bisogno di tornare a lavorare». —
Alessandra Mura
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
