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a santa maria maddalena 

In fiamme due escavatori della cava sul Po Incendio doloso ai mezzi della ditta Sortini

Daniele Predieri
In fiamme due escavatori della cava sul Po Incendio doloso ai mezzi della ditta Sortini

Danni per mezzo milione, ieri mattina subito al lavoro carabinieri e vigili del fuoco. Si indaga sui motivi dell’attentato

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A metà mattinata di ieri, dopo 8 ore di una notte di fuoco, le gomme dell’escavatore fumano ancora: attorno al mezzo, ci sono vigili del fuoco, carabinieri e titolari dell’azienda edile Fratelli Sortini di Ferrara che gestisce il magazzino con sabbia e ghiaia in riva al fiume Po, sulla sponda veneta, a Santa Maria Maddalena. Fumano ancora le gomme dopo l’incendio- doloso appiccato chissà, per una ritorsione, un ricatto o banalmente una ripicca, ma questo dovranno stabilirlo le indagini subito attivate dagli inquirenti, i carabinieri di Castelmassa e di Occhiobello.

Doppio rogo, tanti danni

Un incendio voluto, secondo le primi indicazioni degli inquirenti, visto che oltre all’escavatore andato completamente distrutto (danni ingentissimi, si parla di centinaia di migliaia di euro) anche un altro mezzo è stato incendiato a pochi metri dal primo, sotto un capanno aperto sempre all’interno della zona della cava di sabbia che dà sul Po.

E allora, non è possibile nemmeno ipotizzare che possa trattarsi di un incendio accidentale che si è propagato da un mezzo all’altro: no, il fuoco è stato volontario, e ora le indagini per un atto che non può che preoccupare visto che gli inquirenti interpellati indicano che «questo settore attira molto la criminalità organizzata».

Le mani dei clan sul fiume

Quella che fa paura, che mette in ginocchio le aziende e che parla di mafia o ’ndrangheta, e il riferimento va poco lontano dal Ferrarese-Rodigino alla grande inchiesta Aemilia nel Reggiano che ha evidenziato come i clan avessero messo le mani sul movimento sabbia del fume Po, estraendo milioni di metri cubi di inerti (sabbia e ghiaia) senza autorizzazioni e svenduti sotto costo, alterando l’equilibrio delle acque e del mercato. Al momento, secondo gli inquirenti che si sono subito attivati ieri mattina, tuttavia in questo caso non vi sarebbero i cosiddetti “segnali spia”, quelli che riconducono alla criminalità organizzata, ma si tratterebbe di un gesto circoscritto. Resta comunque un segnale d’allarme quello che ha portato alla distruzione i due mezzi della ditta Sortini. Un fatto che arriva a pochi giorni dall’allarme lanciato da tutte le istituzioni, dal ministero interni in giù fino ai prefetti di Ferrara e Rovigo, per vigilare nel dopo lockdown contro la possibile ripresa di attività criminali. Tornando al rogo, per spegnere le fiamme, durante la notte e controllarle fino alla mattinata di ieri, è stato necessario l’invio di diverse squadre dei vigili del fuoco di Castelmassa, Rovigo e Ferrara.

Proprio i vigili del fuoco, nella tarda mattinata di ieri, hanno attivato la squadra di polizia giudiziaria per i rilievi di rito. Come accade sempre, in queste situazioni di sospetto incendio doloso, anche se è ovvio si tratti di più di un sospetto, ma ribadiamo la cautela degli inquirenti per gli accertamenti in corso.

Innesco rudimentale

I tecnici prima fotografano visivamente la scena del “delitto”, per verificare come e da dove possa essersi propagato il rogo, e quindi si passa alle attività sul campo, per trovare riscontri e reperti, tracce di acceleranti, combustibili e altro e soprattutto l’innesco. E in questo caso, da quanto si apprende, sarebbe già emerso che si tratterebbe di una azione dolosa molto pasticciata da chi ha appiccato le fiamme ai due mezzi della Sortini: avrebbero usato carburante lanciato sui mezzi per poi innescare le fiamme in modo rudimentale.

Partono da qui le indagini, dunque, un lavoro iniziato ieri mattina e del quale ora si stanno occupando carabinieri, vigili del fuoco e procura di Rovigo. —

Daniele Predieri

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