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«Noi soccorritori non siamo eroi Siamo al servizio di chi soffre»

«Noi soccorritori non siamo eroi Siamo al servizio di chi soffre»

Due ferraresi equipaggio di un’ambulanza del 118 a Molinella «Ogni intervento è un’incognita. Ma fa parte dei rischi del mestiere» 

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LA STORIA

Sergio e Moreno sono, rispettivamente, autista/soccorritore e infermiere. Entrambi della provincia di Ferrara, da circa 30 anni sono operatori del 118 di Bologna. E con 120 anni in due, sicuramente uno degl equipaggi più “vecchi”. Da mesi fanno coppia fissa e, come tanti altri, sono impegnati nella lotta contro il coronavirus. E i due colleghi hanno deciso che anche questa “battaglia” va vinta. «È una questione di testa e non di età», è il commento unanime. «Qualche “colpo” lo abbiamo perso, ma cerchiamo di sopperire a un po’ di fiato in meno con l’esperienza».

BATTAGLIA DA VINCERE

Il coronavirus sta mettendo tutti a dura prova, ma «di battaglie ne abbiamo fatte molte e non è la prima volta che abbiamo a che fare con patologie virali. Nel nostro settore i pericoli sono quotidiani: dietro a un banale mal di testa può nascondersi una meningite. La differenza è che ora la cosa si prospetta lunga. Ma questo mestiere ce lo siamo scelto. E sapevamo tutti i rischi».

Moreno e Sergio non nascondono comunque le preoccupazioni: «Siamo entrambi nonni – spiega Sergio – e per di più abbiamo i nipoti che praticamente ci vivono in casa: anche se le precauzioni le prendiamo, qualche bacio ci scappa. Fortunatamente sul lavoro non ci sono mai mancati i dispositivi di protezione individuali, come pure i controlli, con prelievi e tamponi».

«Abbiamo anche noi i nostri acciacchi – prosegue l’infermiere – ma non è questo il periodo per pensarci». A ogni servizio i due uomini del 118 indossano tutti i dispositivi, «perché ogni servizio è una incognita. E questa situazione durerà ancora per parecchio tempo, anche se è migliorata notevolmente».

DA MOLINELLA A FERRARA

La loro sede è Molinella e intervengono anche nel Ferrarese. «Come pertinenza abbiamo anche i comuni di Argenta e Portomaggiore – spiegano – ed anche lì siamo stati interessati da parecchi casi di coronavirus. Noi eroi? Eroi sono stati i nostri nonni, che han fatto la guerra. Qui non si tratta di chiamarci eroi, ma solo di riconoscere quello che sempre facciamo, non solo ora per l’emergenza coronavirus». —

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