Gli agromeccanici sono agricoltori Il riconoscimento dopo quarant’anni
Pedriali (Cai): atto di giustizia nei confronti del nostro ruolo Specifico contratto nazionale per i dipendenti del settore
«Quarant’anni di impegno e di lotta hanno portato al pieno riconoscimento della natura agricola dei lavoratori dipendenti dalle imprese agromeccaniche. Finalmente l’Inps, ha stabilito che ciò che conta è l’attività svolta dai lavoratori, indipendentemente dall’inquadramento del datore di lavoro. Con la circolare si chiarisce esplicitamente che, se il lavoratore svolge attività agricola, va inquadrato in quel campo, con specifico riferimento anche all’attività agromeccanica».
Annosa querelle
Così si esprimono i dirigenti della Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani (Cai), accogliendo con soddisfazione il pronunciamento che mette fine a una querelle interminabile, iniziata con la legge 92 del 1979. All’epoca i dipendenti delle imprese agromeccaniche, ancora privi di una contrattazione nazionale, erano inquadrati nell’industria, e solo 10 anni dopo furono inseriti nei servizi.
«Un inquadramento che non ci ha mai soddisfatto – sottolinea Michele Pedriali, direttore di Unima Ferrara e consigliere nazionale Cai – perché trattava in modo diverso lavoratori con le medesime mansioni, che avevano l’unico torto di dipendere da imprese diverse».
Le precisazioni fornite dall’Inps – commenta Raffaele Viaggi, Presidente di Unima Ferrara – diventano un chiarimento definitivo anche in relazione ad altre norme, dalla costituzione del rapporto di lavoro, alla sicurezza, dalla sorveglianza sanitaria alla formazione professionale, ponendo finalmente i dipendenti delle imprese agromeccaniche sullo stesso piano degli altri lavoratori del settore agricolo».
Peraltro su Ferrara, a seguito di più incontri fra i Direttori e funzionari di Inps e Unima, già dal 1° gennaio 2019 si era allineato l’inquadramento di tutte le aziende agromeccaniche anticipando quella che è diventata una definizione univoca e valida su tutto il territorio nazionale grazie all’attività sindacale di Cai. Nell’autunno scorso, dopo incontri nazionali con i sindacati e con l’Inps, i contoterzisti in agricoltura avevano evidenziato come l’attività agromeccanica è pienamente integrata per legge nel settore agricolo, come confermato dalla codificazione europea Ateco 2007 (codice 01.61.00) e con specifico contratto nazionale per i dipendenti delle imprese agromeccaniche».
Importante precedente
Un atto di giustizia, ribadisce Pedriali, «destinato a ridurre significativamente la concorrenza che le attività connesse all’agricoltura facevano alle imprese agromeccaniche professionali, solo grazie alle differenze di inquadramento dei lavoratori».
Il riconoscimento crea un precedente importante, perché prescinde dalle classificazioni finora adottate. La nuova classificazione dei dipendenti non muta, per ora, la natura dell’impresa agromeccanica: è definita come impresa di servizi, artigiana o no, e tale resta a tutti gli effetti, compreso il regime previdenziale del titolare, dei collaboratori familiari e dei soci delle società. Tuttavia, la nuova impostazione apre importanti opportunità anche rispetto a un diverso riconoscimento del ruolo dell’agromeccanico, perché se si guarda a ciò che materialmente fa in favore dell’agricoltura, si può concretizzare una natura diversa. L’agromeccanico può essere riconosciuto come un agricoltore per conto terzi, seppure con una propria spiccata specificità, ma limitatamente al proprio fondo. Una figura imprenditoriale innovativa che opera in un ambito territoriale assai più vasto della singola azienda, in grado di superare la dimensione individuale e di entrare, già oggi, in una logica di sviluppo del territorio rurale. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
