Il rogo doloso nella cava Ipotesi di un’intimidazione
Indagini serrate degli inquirenti, la pista più probabile è quella della rivalità Usato un innesco rudimentale, il fuoco ha danneggiato due escavatori
Le indagini sono partite senza non tralasciare alcun particolare, dall’ipotesi più complessa che parla anche di un gesto di matrice mafiosa, a allo sgarbo a livello locale per dare un avvertimento.
Gli inquirenti sono al lavoro per cercare di capire le origini e soprattutto responsabili materiali e mandanti dell’incendio alla cava sul Po a Santa Maria Maddalena, che nella notte tra giovedì e venerdì a causato la istruzione di due escavatori e danni quantificati all’incirca in mezzo milione di euro.
Dai primi riscontri pare emergere comunque più un dolo a livello locale rispetto ad una vera e proprie intromissioni della mafia.
In particolare ci sono alcuni elementi da sottolineare. In primo luogo, la ditta Sortini di Ferrara, che ha subito il danni, non è un’impresa con centinaia di dipendenti (ne conta 35) e non ha commesse a livello internazionale. Secondo aspetto è quello del luogo, si tratta di una cava in disuso e senza particolari attività estrattive con tanto di concessioni.
Altro aspetto su cui si stanno orientando le indagini sono i mezzi che sono andati distrutti, non si tratta di escavatori nuovi e per quanto abbiamo un discreto valore commerciale non erano sicuramente nuovi.
Anche l’innesco, abbastanza rudimentale con cui è partito l’incendio doloso fa pensare ad una mano non da criminalità organizzata, ma sono solo ipotesi ,perché gli inquirenti confermano che sono intenzionati a indagare in tutte le direzioni, anche per evitare altri analoghi episodi.
L’azienda Sortini di Ferrara, che ha subito i danni dall’incendio ha denunciato il furto, dichiarando di non aver mai subito in passato pressioni e minacce. —
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