Gli acciacchi dello smart worker «Posture scorrette, fate due passi»
Il prezzo delle ore passate su sedie non ergonomiche e tavoli da cucina Dolori alla colonna cervicale e lombare, fastidi a mani, occhi e testa
l’intervista
Dopo due mesi e mezzo passati su una sedia non proprio ergonomica a lavorare con un pc appoggiato al tavolo di cucina, gli smart worker sono tutti più acciaccati. Dolori al collo, alle mani e alla schiena, problemi agli occhi e altri fastidi che vanno affrontati prima della cronicizzazione, avverte il fisioterapista Andrea Botti.
Aumentano le richieste di terapie da parte degli smart workers?
«In effetti c’è stato un aumento delle problematiche causate dall’esigenza di stare attaccati al computer otto e più ore al giorno, in condizioni non ideali. La colonna cervicale e lombare ma anche la testa e le mani sono le parti del corpo per le quali ci sono più richieste d’intervento».
Quali sono i comportamenti più a rischio per chi deve stare a lungo lontano dalla postazione di lavoro in ufficio?
«Bisogna tenere presente che la posizione corretta davanti al computer prevede lo sguardo a metà schermo, ma per fare questo senza piegare la testa in posizioni sbagliate è necessario allontanare il portatile. Così, però, si affaticano lo sguardo e il collo, e va considerato che molti lavoratori passano parecchio tempo in videoconferenza, dovendo quindi rimanere ben visibili. Avvicinando il portatile, poi, manca spesso l’appoggio dei gomiti al tavolo. In questa maniera si assumono posture in grado a lungo andare di creare affaticamenti e infiammazioni. Da non sottovalutare anche i fastidi all’udito innescati dall’utilizzo intensivo degli auricolari».
C’è qualche accorgimento per evitare guai peggiori, considerato che le aziende tendono a prolungare le condizioni di smart working anche in Fase 2?
«Per chi si trova in queste condizioni la cosa più semplice è prendersi pause per fare due passi, magari sfruttando la pausa pranzo che di norma lascia più tempo rispetto all’ufficio. Sono poi facilmente reperibili sul web tutorial che suggeriscono qualche movimento specifico, adattabile alle condizioni fisiche di ognuno. Meglio insomma evitare che questi acciacchi si acuiscano, e diventino necessari trattamenti fisioterapici». —
s.c.
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