Minacce a Lodi al corteo «Le scuse e chiudiamo»
Il processo si deve fare, in “presenza”, come ha spiegato ieri il vicesindaco Nicola Lodi al giudice Vartan Giacomelli. Ma non essendo presenti imputati e avvocati che aveva chiesto di potere celebrare da “remoto”, in videoconferenza, il processo è stato aggiornato al 16 settembre prossimo. Da una parte, dunque, Lodi come parte civile, dopo aver denunciato per minacce cinque ragazzi dei centri sociali che durante un corteo lo avevano preso di mira con slogan, uno di questi ha innescato il processo: «Lodi stai attento, che a Ferrara fischia il vento». Minacce che secondo Lodi e il suo legale, Ciriaco Minichiello, era da considerare aggravate. La procura che ha istruito il processo, in realtà, per ben due volte ha presentato richiesta di archiviazione e adesso si è finiti davanti al giudice che deve valutare l’opposizione presentata da Lodi e legale. Per quanto riguarda il processo di ieri, sui social, si sono innescate reazioni al rinvio a settembre e alla decisione di Lodi di voler presenziare in aula al processo. «Noi non c’eravamo - spiegava un post di ReteCambiaVento - proprio perché, per l’emergenza Covid, il Tribunale aveva chiesto alle parti se prestavano il consenso alla trattazione sulla carta: noi abbiamo accettato per evitare rischi di contagi e provare a chiudere una volta per tutte questa vicenda invece di rinnovare questo sperpero di tempo e di risorse pubbliche (siamo arrivati a 6 magistrati che si sono occupati di questa vicenda! ) che continuerà». In realtà lo stesso Lodi, ieri ribadiva lo stesso principio: «Siamo arrivati fino a qui e ho chiesto al giudice di poter spiegare il motivo di questa mia denuncia. Noto che invece su Facebook si continua ad avere questo atteggiamento nei miei confronti e che non vi sia volontà di chiudere questa vicenda: io l’avrei già fatto, ci sediamo ad un tavolino e con una lettera di scuse chiudiamo tutto». –
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