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FERRARA, chiusura dopo mezzo secolo 

Settimo steso dal Covid La titolare: «Dico basta ma la cotoletta tornerà»

Fabio Terminali

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Le lunghe, interminabili settimane di stop all’attività sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non riaprirà uno dei locali più noti del centro storico di Ferrara, il bar ristorante Settimo, aperto in via Cortevecchia da mezzo secolo esatto.

«Ho detto basta – spiega la titolare, Lorella Squarzoni –, è arrivato il momento. Fino a pochi giorni facevamo l’asporto tramite Deliveroo, più che altro per finire le scorte. Il coronavirus ci ha dato il colpo di grazia e il personale è in cassa integrazione».

un LOCALE MITICO

È una lunga storia quella di Settimo, fatta di cene collettive interminabili e più di recente di spritz giovanili. Una storia che va in pensione. Proprio come Loretta, 66 anni il 2 giugno: «Finalmente potrò godermela. Ho lavorato in Cortevecchia dal 1970, All’inizio con mio padre Settimo e mio fratello Norberto. Il primo è morto nel 2002, il secondo nel 2015».

Andare “da Settimo”, per tanti anni, è stata una bella abitudine per moltitudini di ferraresi, oltre che di turisti. Un vero e proprio marchio di convivialità e di buona cucina della nostra città. Tra una chiacchiera a notte inoltrata e un ultimo bicchiere. L’amarcord è d’obbligo. Gli albori: Settimo, il capostipite, negli anni Sessanta aprì una paninoteca all’angolo fra corso Porta Reno e via del Pozzo. Poi il trasferimento in Cortevecchia.

«Siamo stati il primo locale – racconta Loretta – a poter stare aperto fino a tarda ora in centro. Venivano gli artisti del Teatro Comunale dopo gli spettacoli: le orchestre Mahler e Chamber, anche il maestro Claudio Abbado. Poi i politici ferraresi dopo le riunioni del consiglio comunale: Pci e Dc, assieme a tavola. Ma abbiamo ancora tanti clienti affezionati».

una PROSPETTIVA C’è

Clienti che non si devono disperare più di tanto. In un futuro non troppo lontano si affaccia la concreta possibilità di un Settimo versione 2.0. «C’è un compratore interessato – svela Loretta – e siamo a buon punto per definire la trattativa. Sarà garantita la prosecuzione del nome sull’insegna. E le nostre famose cotolette non mancheranno: parte del personale continuerà a lavorare anche nella prossima gestione».

La leggenda quindi non morirà. Perché il Covid può essere, almeno in questo caso, solo un’influenza passeggera. —

Fabio Terminali

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