Imprenditori accusano «Truffati dallo studio del commercialista»
Volevano aprire una parafarmacia in città oltre un anno fa Ma i 15mila euro investiti sarebbero stati usati per altro
Volevano mettersi in proprio dopo aver svolto attività in campo sanitario e aprire un negozio di parafarmacia in città: avevano già individuato i locali in via Garibaldi, e quindi contattato uno studio commercialisti per le pratiche necessarie. Eravamo all’inizio del 2019 ma dopo oltre un anno di assistenza dello studio contabile si sono accorti che qualcosa non andava.
Quei soldi non investiti
I soldi investiti in questa attività, fino a 15mila euro, non erano serviti a svolgere le pratiche o presentare richiesta alla Camera di commercio per un bando di start-up e così dai mesi scorsi a pochi giorni fa hanno denunciato prima la collaboratrice e il commercialista. La denuncia, con tanto di integrazione depositata ieri mattina, corredata da un esposto all’Ordine commercialisti di Ferrara, sono stati presentati dal loro legale Matteo Murgo di Bologna. Ai carabinieri di via del Campo che hanno raccolto gli atti, i due imprenditori hanno riferito di essere stati seguiti fin dai primi momenti dalla collaboratrice del commercialista, presentata loro come revisore contabile dello studio attivo qui in città e insieme - secondo gli esposti - avrebbe concorso negli stessi reati.
La donna che aveva contatti diretti con i due imprenditori si sarebbe appropriata di denaro e assegni per circa 15mila euro, impiegandoli per fini diversi da quelli per cui li aveva chiesti ai clienti: tra le altre cose, la collaboratrice del commercialista, a giugno 2019 aveva chiesto ai due clienti, residenti a Bologna, di procurarsi un blocchetto di assegni dal conto corrente aziendale, riferendo che era necessario accantonarne tre ‘in bianco’ da destinare a eventuali controlli dell'Agenzia delle Entrate. Più nel dettaglio, avrebbero dovuto staccarne tre, uno all'inizio, uno a metà e uno alla fine del blocchetto, per poi avvisarla ogni volta che fossero arrivati a ridosso della matrice: quando i due si sono accorti che gli assegni venivano incassati, per più di 4.000 euro in alcune tranche, la donna ha riferito che erano stati versati per le imposte.
Verifiche in banca e Cca
Ma verifiche successive con le banche hanno dimostrato che erano stati incassati da altre persone, che con loro nulla avevano a che fare, o dalla stessa commercialista. A insospettire definitivamente la coppia è stata un'operazione di versamento di capitale sociale, per 7.500 euro, che la donna aveva assicurato loro essere necessaria per partecipare ad un bando per start up della Camera di commercio. Ha chiesto due assegni circolari, dicendo che la somma sarebbe stata disponibile più avanti, appunto presso la Camera ferrarese. Ma quando i due hanno controllato, è emerso che nessuna pratica di capitalizzazione era stata intestata alla loro società dagli uffici dell’ente Camerale. Sulla vicenda, infine, è stato presentato anche l’esposto all'Ordine commercialisti per verificare se vi siano anche altre persone raggirate nello stesso modo. —
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