I teatri privati alzano la voce «Migliaia di posti a rischio»
Ci sono teatri storici come lo Jovinelli ed il Sistina di Roma, il Verdi di Firenze e il Politeama di Genova, ma anche importanti realtà vicino alla nostra provincia, come il Geox di Padova, l’EuropAuditorium ed il Celebrazioni di Bologna. A quasi tre mesi dall’esplosione della pandemia, il settore privato dello spettacolo dal vivo denuncia così in maniera decisa il proprio stato di crisi. L’emergenza sanitaria si è ben presto trasformata con una altrettanto grave emergenza economica. «Riceviamo un protocollo di cosiddetta “riapertura” che risulta a dir poco inconsistente e totalmente scollato dalla realtà operativa del settore», dicono i referenti dell’Atip. Ma cos’è l’Atip? È la appena costituita associazione teatri italiani privati, che vede come nucleo fondatore 14 grandi teatri di tutta Italia, che da soli sviluppano in una stagione circa 2.500 giornate di spettacolo dal vivo per un totale di oltre 2 milioni di biglietti venduti e circa 50 milioni di incasso.
settore a rischio
«Serve una presa d’atto da parte delle istituzioni - continuano - sul fatto che il comparto dello spettacolo dal vivo dovrà restare forzatamente inattivo almeno fino al pieno ritorno alla normalità. Fino a quel momento sarà impossibile per i teatri privati sopravvivere con le proprie risorse, senza l’apporto di proventi derivanti dalla vendita di biglietti o da contributi statali a fondo perduto. A tal proposito, Atip chiede di conoscere nel dettaglio i criteri di divisione del Fondo emergenze spettacolo e cinema istituito dal decreto Cura Italia ed incrementato dal Decreto rilancio. Perché il teatro privato non può assistere inerme al proprio collasso economico, vedendosi per giunta sopraffare da una “concorrenza” degli enti pubblici che, forti del sostegno del denaro pubblico, annunciano la propria riapertura addirittura già dal prossimo 15 giugno, in spregio alle insostenibili limitazioni sanitarie che sono state imposte al nostro settore».
Ed ecco le proposte inviate dall’associazione, nell’auspicio di essere poi coinvolta a pieno titolo nelle sede «in cui si sta decidendo il presente e il futuro delle imprese private dello spettacolo dal vivo». Nella fattispecie, Atip chiede l’estensione della cassa in deroga «per salvare migliaia e migliaia di posti di lavoro», ancora credito d’imposta sugli affitti fino a dicembre 2020 e l’abolizione dell’Imu per i mesi di inattività. Poi due richieste di carattere economico per stabilizzare l’intero settore: l’Art Bonus esteso al teatro privato, con la defiscalizzazione totale dei biglietti acquistati per gli spettacoli per tutto il 2021; l’estensione del Tax credit esterno ed interno anche allo spettacolo dal vivo e ai teatri privati. «È giunto il momento di sanare una grave lacuna del settore teatrale rispetto a settori affini, come già fatto in relazione al Tax credit per cinema e audiovisivo», chiudono. —
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