Quando Palamara e i suoi volevano spartirsi la procura di Ferrara
il caso
Anche i piccoli uffici giudiziari come quello della procura di Ferrara facevano gola nella spartizione degli incarichi. È ciò che emerge dalle grandi manovre di Luca Palamara con la sua corrente di magistratura UniCost, lette attraverso gli scambi di messaggini agli atti nell’inchiesta della procura di Perugia a carico di Palamara stesso. Uno spaccato dei tentativi di pilotare le nomine nella nostra regione, arriva proprio da una chat che Palamara ha con un magistrato reggiano, Gianluigi Morlini. Come spiega il Corriere della Sera, il 25 novembre 2017, Morlini manda un elenco di nomi per sette posti da ricoprire, e tra questi quelli di procuratore capo a Ferrara. Nomi da piazzare, chiedeva Morlini, segnando accanto a ciascun magistrato proposto un «assolutamente», o «molto importante», «dobbiamo parlarne, che sia nostra», delegando poi lo stesso Palamara: «Fai tu». Palamara e Morlini lavorano dietro le quinte, Palamara chiede all’altro se va bene tizio per la sezione lavoro Bologna Morlini replica: «lo lascerei come “scambio”», elencando gli altri di Magistratura democratica (la corrente più a sinistra, Unicost è moderata), indicati come “talebani”.
Siamo a fine 2017: alla procura di Ferrara il posto di capo è vacante dall’estate. Bruno Chechi è passato a Venezia, l’ufficio è retto dalla pm Patrizia Castaldini. Le manovre descritte, però, non avranno nessun peso: il ruolo di capo della procura viene bandito, oltre una ventina di candidati, in vantaggio Andrea Garau, già procuratore capo di Nuoro: e sarà lui, ad essere nominato. Dunque, grandi manovre che restano tentativi. Ma che non cancellano l’immagine sbiadita per queste pratiche spartitorie tra correnti. Che si rinnovano anche in altre decine e decine di occasioni. Palamara, stando ai brani intercettati, si muoveva pure per confermare in Cassazione tra i tanti anche due magistrati ferraresi, Francesco Salzano e Maria Silvia Giorgi. —
Daniele Predieri
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