Trenta ceri rossi per ricordare Il vero funerale alle vittime Covid
Nel Duomo di Argenta la cerimonia dei deceduti in oltre due mesi Don Bresciani: «Una tragedia nella tragedia non poterli salutare»
l’addio
Ci sono 30 ceri rossi e non le bare, davanti all’altare del Duomo di Argenta, a simboleggiare i tanti argentani che non ci sono più per via del Covid. Tutti argentani che dal 10 marzo al 21 maggio sono morti chi per il Covid e chi per altri motivi. Appartenevano alla parrocchia di Argenta e la comunità argentana, ieri pomeriggio, non li ha voluti dimenticare, ricordandoli con i loro nomi: Giuliano Bellotti, Maria Pellegrino, Luciano Salvatori, Fernanda Pavignani, Fina Baldassari, Palmino Negrini, Massimo Baldetti, Milena Lombardi, Giuseppe Massari, Giuseppina Marchi, Ludovico Campanella, Filomena Villani, Carlo Gulminelli, Maria Rambaldi, Teresa Danese, Giuseppe Amadori, Viliam Gaiani, Maria Amaranti, Maria Chiarini, Germana Garotti, Maria Agata Brunelli, Franca Caranti, Mara Gambetti, Ermes Zaghi, Giuseppina Alebbi, Rosa Di Risio, Mafalda Vandini, Paolo Cesari, Nella Melarini ed Enrica Cillani. «Una tragedia nella tragedia – ha esordito ad inizio della messa funebre il parroco don Fulvio Bresciani – perché si son fatti i funerali di corsa, con una sepoltura veloce. Il loro ricordo non poteva passare così, senza un funerale vero». E così è stato e la gente non è mancata, così come i familiari che non hanno nemmeno avuto il tempo per fermarsi davanti alla bara, visto che le regole non lo permettevano. Presente il sindaco Andrea Baldini accompagnato dall’assessore Clara Manzoni, il parroco ha ricordato come «queste persone se ne sono andate via alla chetichella e c’è chi capisce la sofferenza mentre per altri sale la rabbia. Insorgono – ha detto don Fulvio – delle domande, per altro doverose ma è nella Fede la risposta. La vita reale – ha detto alzando il tono della voce – non è di plastica e la comunità deve recuperare i valori iniziando a ringraziare chi è andato via per ciò che ha fatto e ha lasciato».
Le ultime parole, don Fulvio le ha riservate ai famigliari: «Non lasciatevi affossare dal momento perché la testimonianza di chi non c’è più resta, una testimonianza importante». Rivolgendosi poi agli argentani, ha concluso dicendo: «Speriamo che la comunità argentana abbia imparato qualcosa da questa tragedia del coronavirus». Poi la cerimonia dell’acquasanta e dell’incenso sopra i ceri proprio come avviene sulle bare al termine del rito funebre, il parroco ha invitato i familiari presenti a ritirare il proprio cero. E allora in chiesta il mesto pellegrinaggio di chi non ha potuto far celebrare un rito funebre per il proprio caro: tanti si sono avvicinati, chi si è abbracciato, chi da solo nel ricordo di chi, a causa della pandemia, ha avuto funerali di corsa: Argenta doveva rimediare. –
Giorgio Carnaroli
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