Covid, stop all’idrossiclorochina Ammessa solo negli studi clinici
Una circolare della Regione stoppa la somministrazione di idrossiclorochina a scopo terapeutico ai pazienti con Covid-19. Il 26 maggio, spiega l’Emilia Romagna, Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) ha comunicato sul proprio sito che nuove evidenze cliniche relative all’utilizzo di idrossiclorochina - seppur derivanti da studi osservazionali o da trial clinici di qualità metodologica non elevata - indicano un aumento di rischio per reazioni avverse a fronte di benefici scarsi o assenti». L’Agenzia ha deciso quindi, in attesa di prove più solide provenienti da studi clinici in corso, di sospendere l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento dell’infezione da Sars-Cov-2 sia in ambito ospedaliero sia domiciliare, al di fuori degli studi clinici, escludendone conseguentemente l’uso dalla rimborsabilità. «L’eventuale prosecuzione di trattamenti già avviati - prosegue la Regione, citando ancora l’Aifa - è affidata alla valutazione del medico curante». La Regione ha recepito quella decisione e quindi viene automaticamente annullato il Modulo prescrittivo previsto dall’ente. Aifa ha anche precisato, prosegue la Regione, che sulla base delle evidenze attualmente disponibili, non vi sono elementi per una rivalutazione del rapporto rischio/beneficio dell’uso on label del farmaco, per cui i pazienti con patologie reumatiche in trattamento con idrossiclorochina possono proseguire la terapia secondo le indicazioni del medico curante. «L’idrossiclorochina, pur in assenza di indicazione terapeutica specifica per il Covid-19, è stata resa disponibile a carico del Servizio sanitario nazionale tenendo conto di evidenze scientifiche preliminari su pazienti Covid e a fronte di un profilo di tossicità che appariva consolidato sulla base degli usi clinici autorizzati per il trattamento cronico delle malattie reumatiche», ricostruisce Aifa sul suo sito.
Ne era stato previsto l’utilizzo, ai dosaggi e per i tempi indicati nelle schede e nel contesto di una accurata valutazione del rapporto rischio/beneficio in ogni singolo caso, considerando inoltre attentamente le patologie concomitanti (sindrome cardiaca del Qt lungo, aritmie maggiori, insufficienza epatica o renale, disturbi elettrolitici), le associazioni farmacologiche (in particolare per i farmaci che aumentano il Qt) e l’anamnesi di favismo (deficit di G6PD).
Di fronte alla segnalazione di un rischio maggiore legato alla somministrazione del farmaco per i malati di Covid (comparsa in uno studio pubblicato su Lancet e citato anche dall’Oms), «in attesa di ottenere prove più solide dagli studi clinici in corso - sottolinea l’Aifa - in Italia e in altri Paesi (con particolare riferimento a quelli randomizzati), si sospende l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento dell’infezione, al di fuori degli studi clinici, sia in ambito ospedaliero che in ambito domiciliare. Tale utilizzo viene conseguentemente escluso dalla rimborsabilità». L’Aifa, inoltre, ribadisce di non aver «mai autorizzato l’utilizzo di idrossiclorochina a scopo preventivo». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
