A Ferrara via al piano “Movida sicura” Prima il comitato poi il test sul campo
Tavolo in prefettura su ordine e sicurezza del progetto del Comune Stasera dalle 20 alle 2 tra via Mayr e piazza Verdi la sperimentazione
il debutto
Sergio Armanino
Un servizio per gli esercenti, un servizio per i residenti, un compromesso per entrambi. Il piano “Movida sicura”, annunciato dal Comune di Ferrara come sperimentale e che approda oggi al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Michele Campanaro, mette sul tavolo la spinosa situazione delle centralissime via Carlo Mayr e piazza Verdi.
Nell’intento dell’amministrazione comunale si tratterà di un provvedimento, con eventuali aggiustamenti successivi, atto ad affrontare sia la fase contingente dell’emergenza coronavirus sia la regolamentazione di una zona pesantemente provata dalle notti insonni e sregolate.
DOVE E QUando
Se, come atteso, arriverà il via libera da parte del Comitato (e tutto lascia presagire che arriverà, vista la concertazione preliminare) si partirà già stasera con le nuove regole, che riguarderanno le serate di mercoledì, venerdì e sabato, quelle di maggiore affluenza nei locali - ristoranti, pizzerie e pub - che insistono sul tratto di via Carlo Mayr a partire dall’incrocio con via San Romano fino a tutta piazza Verdi e all’angolo con via Spronello. Saranno proprio i due incroci, assieme a quello con via Camaleonte, a tramutarsi in “varchi”, presidiati dalle 20 alle 2, con l’acquisto dell’ultima consumazione che sarà consentito un’ora prima. In mezzo, gl’incroci con vicolo del Leocorno e via Ragno, ma c’è anche via Castelnuovo (parallela a via Spronello) che porta ad accedere in piazza Verdi: altri tre snodi che, in teoria, andrebbero presidiati.
TAVOLI IN PIAZZA
Come ampiamente annunciato, poi, i locali che si affacciano su piazza Verdi la occuperanno con propri tavoli e sedie, tramutandola in un grande dehor comune: una sessantina, per un totale doppio di posti a sedere. A questi si aggiungono quelli già esistenti all’interno dei locali e nelle loro immediate vicinanze, che già hanno goduto della possibilità di ampliamento, chi più e chi meno, comunque sempre senza invadere la sede stradale: la zona sarà pedonalizzata (già ora è ztl), ma il passaggio dei mezzi di soccorso e dei residenti dovrà rimanere garantito. Tutto questo, secondo i conteggi del Comune, porta a 400 posti a sedere. Restano da aggiungere i posti in piedi, sui marciapiedi e sulla strada, che sempre il Comune ha stimato ammissibili, in un contesto di distanziamento sociale da garantire, in un massimo di 600.
INGRESSI E CONTROLLI
La domanda, a questo punto, è ovvia: chi e come conterà le presenze, ovvero i flussi in entrata e in uscita, in modo da garantire il rispetto del “tetto” di mille presenze? Chi potrà dire stop, ovvero riaprire gli ingressi? Il piano prevede un servizio di vigilanza privato - composto da 12 steward in collegamento via radio fra loro e con una “regia”, dotati di conta-persone -, affiancato da forze dell’ordine e polizia locale, che dovrà garantire la conta, ma anche verificare lo stato delle persone, in particolare il loro tasso alcolemico.
Tre gli accessi che saranno sorvegliati in questa maniera, secondo quanto annunciato dall’assessore alla sicurezza: gli incroci di via Carlo Mayr con via San Romano e via Camaleonte, via Spronello. Questo significherebbe lasciare sguarniti altri tre accessi: via Castelnuovo, che porta in piazza Verdi (se, da quel lato, l’accesso alla piazza fosse interdetto, il problema comunque sarebbe risolto), ma soprattutto vicolo del Leocorno e via Ragno, che sbucano nel bel mezzo del tratto di via Mayr interessato dal provvedimento (salvo che non vengano chiusi, ma a quel punto la sicurezza e le vie di fuga sarebbero garantite?).
«PROGETTO PILOTA»
«Partendo da Ferrara, “Movida sicura” può diventare un progetto pilota esportabile in tante altre realtà del Paese». Alan Fabbri, sindaco di Ferrara, spiega il piano per contingentare gli ingressi nell’area di locali e di ritrovo della movida in città. Il test pilota questa sera, per poter andare a regime già questo weekend, da venerdì: «“Movida sicura” è un progetto sperimentale - spiega il sindaco - che a Ferrara siamo riusciti a creare grazie a una grande collaborazione con i gestori dei locali e le forze dell’ordine». L’obiettivo è «far rinascere la città dopo tanti sacrifici, permettere a bar, pub e ristoranti di lavorare e fare in modo che i giovani possano stare insieme e divertirsi in piena sicurezza. In sostanza tratteremo la movida cittadina come una sorta di evento pubblico, che si ripete più volte alla settimana, prevedendo ingressi contingentati, vigilanza privata, prenotazioni per i tavoli e sistemi di sicurezza a garanzia di tutti».
Prenotazioni, specifichiamolo per non riaprire polemiche superate, caldeggiate, ma non obbligatorie.
NOTTI BRAVE
Come accennato, il progetto “Movida sicura” sarà suscettibile di aggiustamenti in corso d’opera, tant’è che viene annunciato come “sperimentale” e guarda oltre l’emergenza coronavirus, per coniugare il legittimo divertimento degli avventori dei locali con l’altrettanto legittimo diritto al riposo dei residenti. Preso atto che per l’amministrazione comunale le 2 di notte è l’orario che segna il punto d’incontro fra queste due esigenze per tre notti alla settimana, rimane da affrontare il problema che si presenta regolarmente oltre quell’orario, ossia i bivacchi, gli schiamazzi, le urla, i canti e i cori che proseguono ben oltre, fino anche dopo le 4, talvolta corredati da intimidazioni, minacce e aggressioni a chi passa in zona o, peggio, ha l’ardire di lamentarsene.
A tal proposito, gli stessi gestori dei locali assieme a diversi residenti starebbero predisponendo una lettera da inviare alle autorità per chiedere un maggior presidio della zona nelle ore notturne e interventi repressivi nei confronti dei responsabili di comportamenti molesti. —
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