Acconciatori aperti sempre Superlavoro e qualche guaio
Prenotazioni ancora vigorose ma c’è chi evidenzia gli oneri da Covid: fino a due ore al giorno per sanificare e più conferimenti di rifiuti indifferenziati
Di capelli ne sono già passati parecchi, sotto le forbici degli acconciatori del Ferrarese che hanno accettato la sfida delle regole anti-Covid per riaprire non appena possibile. Due settimane di lavoro sono insomma sufficienti per tirare un primo bilancio, che tende al positivo anche se affiorano qua e là problemi sulla gestione degli afflussi e l’aumento dei costi di smaltimento rifiuti, che andranno affrontati.
Già aver trovato ieri, festività nazionale, un buon numero di attività aperte era indicativo dell’approccio con il quale gli acconciatori hanno affrontato la ripresa. «È così, non deve più ripetersi un fermo di così tante settimane - anticipa Giordano Conti, rappresentante Cna e operatore a Porto Garibaldi - In tanti hanno lavorato anche di lunedì, qualcuno magari lo ha fatto anche in nero, durante il blocco, ma la voglia di sfruttare al massimo la ripartenza è massima. Noi a Porto Garibaldi non abbiamo aumentato i prezzi e dilatato l’orario di apertura, dalle 8 alle 20, e i clienti stanno rispondendo alla grande. Perderemo qualcuno per le attese? No, credo ci aspetteranno».
Qualche riflessione in più la sta facendo Chiara Finotelli, che nel suo negozio di corso Giovecca, a Ferrara, lavora da sola: «Sono sempre stata abituata a lavorare su appuntamento, quindi da questo punto di vista non mi cambia nulla. Tuttavia l’esigenza di sanificare tutto dopo ogni seduta significa 10’-15’ di lavoro in più, e alla fine della giornata s’impiegano in questa maniera un’ora e mezza, anche due ore, sottratte ai clienti. Ho portato la settimana dal lunedì al sabato, ma non so se riuscirò a recuperare tutto, operare con i Dpi è tra l’altro più complicato. E intendiamoci, i tagli non effettuati durante il lockdown sono persi». L’altra questione posta dall’acconciatrice, comunque contenta dell’afflusso di clientela, è la questione rifiuti, «in effetti con i Dpi monouso da gettare sto producendo più indifferenziata e quindi ci saranno più aperture di calotte. Speriamo se ne tenga conto».
Una soluzione al problema rifiuti l’ha ideata Sara Buriani, di “Spunto a capo” di via Ungarelli, sempre a Ferrara: «Abbiamo recuperato dispositivi di protezione che possono essere messi nella carta e nella plastica, tipo mascherine e mantelline particolari. Quindi non abbiamo aumenti dei conferimenti. Come sta andando? Abbiamo aperto il 18 maggio, quindi subito, e siamo stati presi d’assalto dalla clientela, stiamo lavorando tutti i giorni con orari allungati. Le attese? Abbiamo trovato molta comprensione da parte dei clienti, anche perché non facciamo pagare alcun supplemento, nemmeno per il kit Covid».
Bisogna vedere quali saranno le dinamiche una volta esaurita la prima ondata di prenotazioni. —
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