Coferasta non apre i centri di raccolta nella zona di Imola
Sarà un anno particolarmente difficile per i frutticoltori ferraresi ed emiliano romagnoli. Ai problemi causati dal coronavirus si sono aggiunte le gelate di fine marzo ed inizio aprile che hanno bruciato i frutti che erano già sbocciati sugli alberi, annullando quasi completamente la produzione di albicocche e provocando un notevole danno anche alla coltivazione di pesche e kiwi che si aggira attorno al 70% della produzione. Un’autentica mazzata. Le aste di San Martino e di Altedo hanno deciso di non aprire nemmeno, per la mancanza di prodotto, i due centri di raccolta che hanno a Borgo Tossignano nell’Imolese. Così i consumatori si ritroveranno nei supermercati prodotti in gran parte provenienti dall’estero, in particolare dalla Spagna.
Nel 1965 un gruppo di produttori fonda Coferasta, basandosi sui sistemi delle aste olandesi discendenti e ascendenti applicati alle partite di frutta. L’impegno crescente di decenni di lavoro ha portato l’azienda a essere la più grande e importante asta a livello nazionale.
Le aziende agricole che conferiscono la propria frutta sono oltre 700, e ogni anno Coferasta commercializza circa 45. 000 tonnellate acquistate da circa 400 operatori tra cui supermercati italiani ed europei, distributori e negozi specializzati. —
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