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i camici dell’emergenza 

I medici convenzionati del 118 «Assegnateci il Buono Covid»

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«I medici convenzionati del 118 non hanno usufruito dei Bonus Covid elargiti dalla Regione a favore del personale dipendente (medici, infermieri, oss, autisti dell’emergenza e amministrativi)» con premi parametrati e distribuiti in proporzione al livello di servizio degli operatori nei reparti Covid, «nonostante operino in condizioni disagiate e rischiose all’interno dei pronto soccorso e soprattutto sui mezzi di soccorso avanzato e nei trasferimenti secondari anche di pazienti Covid». Protestano i medici convenzionati dei servizi di emergenza, che affiancano i colleghi dipendenti delle aziende sanitarie.

«Hanno costituito un indispensabile supporto al mantenimento dei livelli di garanzia del servizio di emergenza sanitaria - scrive il dottor Michele D’Auria, portavoce dei medici convenzionati del Servizio di Emergenza Territoriale di Ferrara - Purtroppo, nonostante le integrazioni di accordi locali, persiste la profonda discrepanza di trattamento economico e giuridico tra professionisti che operano nello stesso settore e svolgono le stesse funzioni», senza che questa disparità sia giustificata da un motivo reale, visto che «l’emergenza anche svolta in ambiente extraospedaliero richiede uno sforzo organizzativo importante, non inferiore all’impegno nelle terapie intensive, nelle unità di degenza subintensiva e nei reparti di malattie infettive o di assistenza respiratoria».

La Regione Emilia Romagna, nel 2001, ha proceduto a stabilizzare i primi medici convenzionati trasformandoli in dirigenti, ricorda ancora D’Auria, «ma la difficoltà a garantire una omogenea presenza di personale medico in questo settore, negli anni, ha contribuito alla costituzione di un gruppo di medici che, pur operando nello stesso settore ha con il Servizio sanitario nazionale rapporti di lavoro differenti».

In effetti, sono state disciplinate alcune stabilizzazioni relative a chi ha svolto 3 anni di attività negli ultimi 8 in ospedale e a chi ha svolto 3 anni negli ultimi 7 negli istituti scientifici, «ma si è persa ancora una volta l’occasione di portare a dipendenza i medici che lavorano in ospedale nell’emergenza urgenza, per lo più con convenzioni a tempo determinato».

Un documento firmato dalla maggioranza dei direttori dei servizi di pronto soccorso italiani «è da tempo sul tavolo del ministro della Salute Roberto Speranza - prosegue D’Auria - In quel documento chiediamo in sostanza che si riconoscano con contratti a tempo determinato propedeutici al concorso e all’inquadramento nei ruoli della dipendenza ospedaliera i colleghi medici convenzionati che oggi lavorano in modo del tutto precario». In sostanza la richiesta al governo e al parlamento è di aprire l’accesso al rapporto di dipendenza anche a chi ha lavorato 3 anni negli ultimi 8 nei pronto soccorso «pur non avendo titoli di specialità da portare a proprio vantaggio. Rappresenterebbe un forte segnale di responsabilità politico-istituzionale per archiviare «una situazione di disparità contrattuale». —

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