Il sottopasso è finito da un anno Ma non lo si può attraversare
Più di un appassionato di biciclette ha trovato le transenne a sbarrare il transito Ancora mancano il certificato di regolare esecuzione e l’approvazione del collaudo
LIDO SPINA
Realizzato di notte, a tempo di record, in un solo fine settimana, il sottopasso ciclabile che attraversa la strada statale Romea a Lido Spina, da un anno è ancora chiuso ed in attesa di inaugurazione.
Qualche ciclista appassionato di pedalate in mezzo alla natura, dopo aver percorso i 5 chilometri dell’itinerario che si insinua tra le valli di Comacchio e che, lungo l’argine del Reno, sbuca alla stazione di pesca di Bellocchio, si è ritrovato la strada sbarrata da transenne. L’opera fa parte del maxi progetto di recupero del patrimonio culturale ed ambientale vallivo.
cosa manca
Come spiega Sergio Fortini, l’architetto che insieme a Elisa Uccellatori e a Francesco Vazzano dello studio Canapè di Ferrara, ha curato la progettazione, manca solo «il certificato di regolare esecuzione e di approvazione del collaudo. Il Comune sta incaricando un tecnico, ma questi sono tempi tecnici e propedeutici per arrivare alla certificazione necessaria finalizzata all’apertura del sottopasso».
L’infrastruttura, costruita a metà aprile 2019, lunga 18 metri e larga 4, è costituita da una carreggiata a doppio senso di marcia per i ciclisti, è di larghezza complessiva pari a 2,50 metri ed è affiancata da un marciapiede pedonale largo un metro e mezzo. Da viale degli Etruschi a Lido Spina, dove la scorsa estate è stato creato un nuovo tratto ciclopedonale, percorrendo il sottopasso ciclabile, si potrà raggiungere, in piena sicurezza, la stazione di pesca di Bellocchio e guadare la foce del Reno sino all’oasi di Boscoforte e all’argine Agosta, al confine tra i Comuni di Comacchio ed Argenta. L’epidemia di coronavirus ha rallentato la consegna dell’opera, ma i presupposti ci sono tutti, per dare il via, prima dell’estate ad un nuovo itinerario cicloturistico. Il sottopasso ciclopedonale è uno dei tanti interventi di recupero e valorizzazione del comprensorio vallivo, finanziato dai fondi dall’Asse 5 del Piano operativo regionale – Fondo europeo di sviluppo regionale 2014-2020, per un importo regionale complessivo pari a 2.400.000 euro. Al finanziamento regionale si sommano 900mila euro stanziati dal Comune. Coinvolti nel maxi progetto di riqualificazione anche gli antichi casoni di pesca Coccalino, Pegoraro, Serilla, Tabarra Serilla e Donnabona.
i punti di sosta
«La logica degli interventi sugli esterni di ogni casone – conclude Fortini – ha seguito una filosofia di approccio non invasiva, la quale prevede l’inserimento, per ogni area esterna, di almeno un punto di sosta con seduta, nuova pavimentazione e piantumazione al servizio delle visite turistiche. In ogni casone sarà creato un punto di approdo per le barche e fra il casone Serrilla e la tabarra sarà ricostruito il lavoriero adibito alla cattura delle anguille». Sono in corso anche gli interventi di riqualificazione della stazione Foce e di riorganizzazione degli esterni della stazione di pesca Bellocchio. —
KATIA ROMAGNOLI
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