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Gli agromeccanici chiedono più sostegno e meno burocrazia

A. T.

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Nell’audizione convocata alcuni giorni fa per esaminare la conversione del Decreto Rilancio, la Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani (Cai) ha evidenziato tutti gli aspetti necessari per una maggiore competitività e sostenibilità del settore agricolo.

«Trascurare gli agromeccanici, evidenzia il direttore di Unima Ferrara e Consigliere Nazionale Cai Michele Pedriali, mette in pericolo l’intera filiera. Gli agromeccanici sono stati autorizzati a continuare a fornire i loro servizi alle aziende agricole, senza però specifiche norme per lo svolgimento dell’attività oltre a una mancata semplificazione burocratica in mancanza della quale si può rischiare di subire uno stop forzato. Servono indennizzi mirati, politiche di innovazione e sostegno ai processi di smart-agriculture e soprattutto una visione complessiva di filiera agricola che contempli a pieno titolo le imprese agromeccaniche che in Italia svolgono i servizi in campo, dalla preparazione dei terreni allo spandimento liquame, dalla semina ai trattamenti, fino alla raccolta e allo stoccaggio. Con i timori del caso, in questo complicato periodo, un esercito di trattori, mezzi, macchine agricole e attrezzature ha sostenuto, come sempre, l’attività delle imprese agricole».

Elementi critici che la categoria ha dovuto affrontare sono stati «la burocrazia imperante, gli uffici chiusi, l’insicurezza di poter completare gli approvvigionamenti di sementi e di agrofarmaci, la reperibilità di pezzi di ricambio. Ben consci del momento di gravissima emergenza, le nostre imprese si sarebbero aspettate specifici fondi per l’innovazione».

«L’agricoltura 4.0, – prosegue Pedriali – la sostenibilità ambientale, l’agricoltura di precisione non avranno incrementi significativi in Italia se gli incentivi riguarderanno solo gli agricoltori. Si potrà così, forse favorire l’acquisto di qualche centinaio di trattori, ma se si vuole accompagnare il Paese verso la competitività delle filiere agricole, uno specifico aiuto dovrà essere riconosciuto alle imprese agromeccaniche, che oggi, a vario titolo, operano al servizio di quasi un’azienda agricola su due. È pertanto necessario sostenere la filiera della meccanizzazione agricola in Italia: una realtà che vale 7,9 miliardi di euro (11,1 miliardi con i settori della componentistica e del giardinaggio), concentrando gli aiuti e le risorse in favore dei veri acquirenti di macchine e mezzi agricoli».

Le 18. 000 imprese agromeccaniche professionali esistenti, pur esprimendo un numero esiguo rispetto a quelle operanti in agricoltura (poco più del 1%) determinano oltre il 30% delle vendite di macchine agricole in termini di fatturato. La filiera del contoterzismo in Italia nel 2018 ha raggiunto un valore di 3, 12 miliardi di euro, evidenziando una crescita costante (+17,1% rispetto al 2011), della quale hanno beneficiato innanzitutto le aziende agricole».

«A tutt’oggi – conclude Pedriali – gli investimenti si sono fermati e il comparto è in attesa di segnali confortanti per riprendere quegli investimenti in innovazione che lo hanno sempre contraddistinto». —

A. T.

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