«Duomo, sarà un restauro pieno di incognite»
Il responsabile della ditta incaricata dell’intervento annuncia le difficoltà dei lavori che riprendono oggi dopo un anno di stop
«Sarà un restauro pieno di incognite quello che ci attende all’interno della cattedrale di Ferrara».
La premessa è doverosa per Francesco Geminiani, legale rappresentante della ditta “Leonardo”, specializzata in restauri che da oggi dopo quasi un anno di stop riprenderà i lavori per cercare di “guarire” il duomo gravemente ammalato.
«Per prima cosa - dice il capo della “Leonardo” - sarà necessario controllare lo stato delle impalcature all’interno del cantiere per verificare dopo così tanto tempo di inattività se tutto è in ordine. Bisognerà poi valutare la collocazione del cantiere e avviare un lavoro di indagine che dovrà verificare il vero stato delle condizioni dei pilastri».
Il problema riscontrato dai tecnici sono infatti le lesioni che il terremoto del 2012 ha creato proprio agli otto pilastri che dividono le navate interne delle cattedrale. Pilastri costruiti nel Settecento che dovevano rafforzare le antiche colonne originali, ma che in realtà hanno creato meno elasticità in caso di terremoto, rendendo la struttura così più vulnerabile in presenza di attività sismica.
Dopo aver esaminato due pilastri si è toccato con mano le lesioni subite dalle strutture portanti e sarà necessario intervenire su tutti gli altri pilastri per verificare lo stato di salute dell’intero complesso.
Oggi, dopo un anno, il cantiere riprende e questo è già un buon segnale, restano comunque ancora tanti punti interrogativi sui tempi di recupero della cattedrale.
La più importante chiesa della città è chiusa dal 4 marzo 2019 per un’inagibilità dichiarata proprio per il precario stato in cui sono stati trovati i pilastri. E per fortuna che quasi in contemporanea è stato riaperta al pubblico in tutta la sua capienza la basilica di San Francesco, anche questa restaurata tramite un articolato intervento di ristrutturazione post terremoto propria dell’azienda “Leonardo”. —
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