App Immuni, ferraresi al bivio: «Sono pronto», «No è inutile»
Tra dubbi sulla privacy e problemi di batteria, opinioni contrastanti tra politici, artisti e dirigenti Lodi e Bergamini la snobbano, l’artista Poltronieri è «carichissimo», entusiasta Calvano
il dibattito
C’è chi l’ha già installata sul proprio cellulare e… disinstallata, ma solo in attesa di aggiornamenti migliorativi che dovrebbero evitare un consumo, che al momento pare eccessivo, della batteria. Ma l’idea è di reinstallata presto, convintamente, perché «l’iniziativa è buona».
Altrettanto convintamente però c’è anche chi, più sospettoso, e facendone una bandiera politica, non «scaricherà proprio niente» sul proprio cellulare. E in ballo ci mette soprattutto la «questione privacy».
L’app che divide
Divide e fa discutere, anche nel Ferrarese, l’app’ “Immuni’’, voluta per combattere l’epidemia di Covid-19 tracciando contatti e avvertendo quegli utenti che, essendo entrati in contatto con una persona poi risultata positiva al coronavirus, potrebbero esserne stati contagiati. L’idea è che’ “l’avvertito’’ possa così isolarsi, evitando di contagiare altri e aiutando a contenere l’epidemia, e possa contattare il proprio medico, riducendo eventuali complicanze.
I contrari
L’app, che per ora è attiva in Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia ma a breve lo sarà in tutto il Paese, è gratuita e facoltativa e utilizza la tecnologia bluetooth “senza raccogliere dati sull’identità o la posizione dell’utente” , si legge sul sito ufficiale che, per quanto riguarda la privacy, assicura sulla protezione dei dati personali.
In molti non sono convinti, però, e guardano con sospetto al tema, tanto da annunciare già il loro secco No, come il vicesindaco di Ferrara Nicola Lodi: «Mi rifiuto di scaricare l’applicazione e non sono neanche incuriosito. È una schedatura personale che penso vada al di là della questione sanitaria. Poi può essere riconosciuta come un parametro di misurazione… ma non fa parte di me e non fa parte della mia linea politica. Credo piuttosto che sia necessario rispettare il Dpcm e le regole che tutti conosciamo».
Nessuna utilità
Stesso parere anche per il consigliere regionale Fabio Bergamini (Lega): «L’app Immuni? Non la scaricherò assolutamente e non la ritengo una cosa per niente utile, soprattutto per un motivo di privacy. Credo che quando una cosa non serva davvero allora serva ad altro, e questo altro non mi piace».
Gli incerti
Possibilista pare invece il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Mauro Malaguti: «Da una parte è comprensibile l’immissione di questo nuovo strumento a tutela della salute, anche se tracciando la libertà dei cittadini può diventare uno strumento abbastanza antipatico… io non l’ho scaricata, probabilmente lo farò ma non lo so».
I dubbi sulla privacy
E niente app neanche per lo scrittore Marcello Simoni che Immuni non la installerà perché «il proposito è buono ma la messa in pratica fa un pochino acqua da tutte le parti. Dal mio punto di vista servirebbero magari controlli più alla vecchia maniera, per le strade dove il distanziamento sociale già vediamo non essere più mantenuto». Scaricare l’app poi è facoltativo «e per me o è qualcosa che viene utilizzato da tutti oppure a mio giudizio serve a poco – continua Simoni – Privacy? Anche questa è una cosa che mi infastidisce molto. Per quanto si dica che i dati saranno custoditi non sarebbe comunque la prima volta che dei dati sensibili alla fine vengono utilizzati da terzi per indagare sulla vita delle persone».
Batteria in crisi
«Gli italiani sono un popolo di tuttologi e criticoni e qualunque novità non va bene, dicono’ “la si sarebbe dovuta attivare prima’’e “si è controllati’’ quando lo siamo di più con Google e tutto il resto. L’app è una possibilità in più, sono carichissimo», dice invece l’artista ferrarese Andrea Poltronieri che l’app l’ha scaricata anche se poi momentaneamente disinstallata «solo perché consuma batteria, ma con gli aggiornamenti dovrebbe migliorare».
I favorevoli
Sperando che «il mio telefono tenga» si prepara a scaricare l’app anche l’ex preside del Vergani Roberta Monti e anche il presidente Cso Italy Paolo Bruni: «Ogni precauzione utile per arginare questo fenomeno è cosa buona e giusta».
Entusiasmo poi nel PD, con l’assessore regionale Paolo Calvano che l’ha «scaricata immediatamente» e il segretario provinciale Nicola Minarelli che non l’ha ancora fatto «ma non ho nessuna pregiudiziale». —
Giovanna Corrieri
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