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Tentarono il colpo in banca In sei finiscono in carcere

Tentarono il colpo in banca In sei finiscono in carcere

Supera i 300mila euro il bottino complessivo delle rapine messe a segno In manette anche padre e figlio. Alcuni degli indagati furono presi in via Bassi

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Avevano tentato di colpire (anche) in banca a Porto Garibaldi lo scorso 11 novembre e tre di loro erano subito stati trovati, mentre un quarto è finito in manette il giorno dopo. Ieri l’epilogo che ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari, sei in carcere e una ai domiciliari.

i fatti

Supera i 300mila euro il bottino complessivo delle rapine in banca attribuite alla banda sgominata dalla squadra Mobile di Bologna, al termine di un’indagine coordinata dal Pm Stefano Dambruoso che ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari (sei in carcere e una ai domiciliari).

Gli indagati sono tutti napoletani, età fra i 34 e i 67 anni, individuati anche grazie all’esame dei filmati della videosorveglianza delle banche, oltre a testimonianze e accertamenti sulle celle telefoniche. Due sono padre e figlio residenti a Parma.

padre e figlio

Al primo, il più anziano del gruppo, la misura degli arresti domiciliari è stata notificata all’ospedale Rizzoli di Bologna dove è attualmente ricoverato per problemi di salute. I due erano incaricati di individuare gli obiettivi e dare appoggio logistico ai complici che, al momento opportuno, partivano da Napoli per compiere le rapine.

i colpi

Quelle ora attribuite, a vario titolo, ai componenti della banda sono tre, cui si aggiunge anche quella di Porto Garibaldi che però era andata male: al Banco Desio di via della Ferriera a Bologna (maggio 2019, bottino 66mila euro), alla Banca di Piacenza di Cadeo, nel Piacentino (giugno 2019, 90mila euro) e al Montepaschi di Padova (settembre 2019, 160mila euro).

Il modus operandi era ricorrente e si basava su una precisa suddivisione dei ruoli: due dei componenti della banda, incensurati, avevano la funzione di apriporta e si presentavano a volto scoperto nelle banche. Una volta dentro, l’apriporta minacciava verbalmente i cassieri per fare entrare i complici, mascherati ma senza armi in vista. Mai hanno usato violenza ma in tutti i colpi hanno tenuto a lungo in ostaggio impiegati e clienti: 13 persone nell’episodio di Bologna, una decina a Piacenza, 17 a Padova. Per non lasciare impronte, si cospargevano i polpastrelli di colla.

Alcuni degli indagati erano stati già arrestati lo scorso novembre dai carabinieri di Comacchio per un colpo dalle modalità analoghe compiuto alla Cassa di Risparmio di Ravenna, in via Ugo Bassi a Porto Garibaldi. —

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