Cimice asiatica già sui peri Vespa samurai, bolli pronti
È di ieri l’allarme degli agricoltori: l’insetto divoratore è tornato a fare danni La Regione: via libera al lancio di 65mila esemplari del suo nemico naturale
Lotta biologica alla cimice asiatica, si parte. Con la firma presso il ministero dell’Ambiente del decreto, che autorizza anche l’Emilia-Romagna al rilascio in campo aperto della vespa samurai, è partito finalmente il conto alla rovescia per l’avvio del piano regionale di contrasto al pericoloso parassita che dalla sua comparsa nelle campagne dell’Emilia-Romagna ha provocato danni ingentissimi a molte coltivazioni. Tutto è pronto, sostiene la Regione, per il lancio in tappe successive di un piccolo esercito di oltre 65mila esemplari di vespa samurai che, in base al piano messo a punto dalla Regione, saranno complessivamente impiegati nella guerra alla cimice e liberati in circa 300 siti sparsi in tutto il territorio regionale, individuati dei tecnici del Servizio fitosanitario regionale.
inseguimento
Proprio in queste ore, cominciavano a farsi numerose le segnalazioni da parte di agricoltori che denunciano danni già esistenti sulle piante e si mostrano preoccupati per il ritardo dell’azione di contrasto. Secondo Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara «le risorse messe a disposizione e la ricerca di antagonisti, come la vespa samurai, appaiono comunque insufficienti a contenere un fenomeno che anche quest’anno sarà probabilmente aggressivo e difficile da contenere». Questo è apparso chiaro anche l’anno scorso a novembre, quando i massimi esperti e ricercatori si sono riuniti a Futurpera, la fiera dedicata al comparto, che il 2020 non sarebbe stato l’anno di svolta per cancellare la cimice dai nostri frutteti. «Anche liberare la vespa samurai a ridosso della raccolta delle prime varietà non potrà, certo, fare miracoli. Servono quindi più fondi per chi ha subito danni. I 40 milioni di euro stanziati quest’anno e gli altri 20 milioni negli anni 2021 e 2022 non bastano e i criteri per accedere sono quantomeno discutibili. Possono fare domanda - spiega ancora Calderoni - le aziende che hanno subito danni superiori al 30% della produzione lorda vendibile aziendale riferita al 2019, rispetto a quella del triennio precedente. Ma questa percentuale è calcolata sulla superficie di tutta l’azienda, mentre c’era la richiesta di considerare solo la superficie frutticola».
risarcimenti
Inoltre l’eventuale ammissione al risarcimento è calcolato considerando gli eventuali danni da grandine subiti nei tre anni precedenti, e così molte aziende potrebbero venire escluse. «È necessario considerare la cimice come un evento non eccezionale ma ricorrente - conclude Calderoni - che sicuramente non sparirà nei prossimi anni, pianificando lo stanziamento di fondi aggiuntivi a quelli previsti e distribuiti alle aziende che hanno i requisiti in maniera equa».
C’è al proposito un impegno dell’assessore regionale Alessio Mammi: «Se le disponibilità si rivelassero insufficienti a coprire tutti i danni accertati, torneremo a sollecitare il governo per incrementare la dotazione finanziaria prevista affinché tutte le aziende che rientrano nei criteri per beneficiare degli indennizzi siano adeguatamente ristorate». Fino al 18 luglio è possibile chiedere il rimborso dei danni. —
lauro casoni
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