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Scuola e voto, un ingorgo che va evitato

Luca Traini
Scuola e voto, un ingorgo che va evitato

Il fondo del direttore della Nuova Ferrara

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Sono tra coloro che ritengono che le elezioni rinviate per Covid vadano tenute appena possibile, già nella prima domenica di settembre. E non tanto per una questione di legittimità, per non trascinare oltre le rappresentanze scadute – in Emilia le ultime Regionali sono slittate di due mesi senza troppi problemi – quanto per le ricadute sul calendario scolastico.

Come si tornerà in aula è argomento di proclami e giravolte, un protocollo ancora manca, ma sul quando i paletti paiono solidi. L’ipotesi di partire il primo del mese è stata presto sacrificata sull’altare del turismo nazionale, per mantenere studenti e professori nello status di vacanzieri, possibilmente paganti, un paio di settimane in più. A costo di arrivare a superare i duecento giorni consecutivi di chiusura, soglia psicologica perché sono il tempo di un anno canonico di lezioni, la prima campanella suonerà tra il 10 e il 15 di settembre, come decideranno le singole Regioni. In queste condizioni, se il turno elettorale di Comunali e Regionali, e forse del referendum sul taglio dei parlamentari, fosse fissato per il 20 settembre con possibile coda il 21, come prospettato dalla maggioranza di governo, la ripartenza della scuola sarebbe subito azzoppata dalla necessità di liberare le aule per allestire i seggi, come sempre avviene. E doppiamente dove può esserci il ballottaggio, come a Comacchio e a Bondeno, le due sole amministrazioni ferraresi chiamate al voto. L’istruzione, il campo pubblico che ha pagato il prezzo più alto nella serrata per arginare il contagio, non può permetterselo. Non possiamo permetterci l’ingorgo, occorre votare prima. O trovare una soluzione alternativa, che magari copra anche il secondo turno.

Mi rendo conto quanto sia complicato, ma sarebbe notevole se i nostri Comuni potessero organizzare i seggi in locali diversi dalle aule scolastiche. Quest’anno, almeno.

Buona domenica.

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