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Centri estivi 0-3 anni: la Regione cerca l’accordo sulle linee guida

Alessandra Mura
Centri estivi 0-3 anni: la Regione cerca l’accordo sulle linee guida

Trattativa ancora aperta sui temi del rapporto bimbi-operatori, criteri di accesso e personale

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Il Governo decreta, la Regione annuncia, i bambini scalpitano e i genitori attendono. La “partita” dei centri estivi per la fascia zero-tre anni è in pieno svolgimento e l’Emilia Romagna, dopo la garanzia della vicepresidente e assessore al Welfare Elly Schlein di partire il 22 giugno, sta lavorando alla definizione dei protocolli.

Il confronto

E non c’è tempo da perdere, perché il 22 giugno è dietro l’angolo e il confronto tra l’amministrazione regionale con i sindacati, i Comuni e gli enti gestori deve ancora sciogliere alcuni nodi cruciali. A cominciare dalla conciliazione tra le misure di sicurezza e le esigenze di bambini molto piccoli (si parla, più precisamente, di un’età compresa fra i 9 e i 36 mesi), la loro fisicità e interazione con i coetanei, ancora meno contenibile rispetto ai bimbi un po’ più grandi. Da qui il secondo tema, quello dell’organizzazione dei gruppi e di quello, cruciale, del rapporto numerico tra bimbi ed educatori. Da cui deriva, a cascata, anche il nodo dell’organico necessario e l’eventualità di ricorrere (strada già intrapresa dal Comune di Ferrara) ai dipendenti di nidi e materne municipali.

Le “proporzioni”

Da quanto si apprende, la Regione è orientata a restare nel solco delle indicazioni ministeriali, che fissano il rapporto in un operatore ogni cinque bambini, ma la discussione resta aperta. Si fa strada infatti anche l’ipotesi di potenziare il numero di educatori per la gestione di particolari attività, mentre in caso di bimbi portatori di disabilità non si esclude di arrivare a un rapporto di uno a uno. All’interno della proposta regionale in discussione grande spazio è destinato al capitolo sull’igiene e la sanificazione, per il rispetto di tutte le prescrizioni che, come si diceva, diventano ancora più impegnative in caso di bimbi molto piccoli. Si sottolinea inoltre la necessità di svolgere le attività il più possibile all’aperto negli spazi già utilizzati in passato per i centri estivi.

Nessuna incertezza, invece, sull’uso delle mascherine, per rispondere a uno degli interrogativi avanzati dai genitori; la norma è chiara: sotto i 6 anni non devono e non possono essere indossate. A portarle saranno gli operatori e tutti gli altri adulti. Le regole sono tracciate anche per quel che riguarda la somministrazione di pasti e bevande, che seguiranno quelle già delineate nell’ordinanza regionale “di settore”.

Criteri di accesso

Tra i punti ancora in fase di definizione c’è quello sui criteri di accesso ai centri ricreativi per l’infanzia per i quali si profila, come già è avvenuto per i Cre, un esubero di richieste rispetto a quelli che saranno i posti disponibili. I parametri per avere diritto alla precedenza contemplano ad esempio condizioni di particolare difficoltà economica e fragilità del nucleo familiare, così come si prospetta una corsia preferenziale per i piccoli con disabilità. Altri criteri di priorità sono la precedente iscrizione ai servizi educativi per l’infanzia e la situazione lavorativa dei genitori.

Su questi temi è in corso il dibattito tra Regione, enti locali, gestori, sindacati e coordinamenti pedagogici territoriali. L’accordo era già atteso per la fine della settimana appena trascorsa, al punto che in alcuni Comuni (chiamati a loro volta a modulare i protocolli sulla base delle specificità territoriali) è già stato avviato il confronto con tutte le parti coinvolte. A Ferrara il tavolo con i sindacati è stato aggiornato al 22 giugno, con l’intenzione di partire a inizio luglio. La vicepresidente Schlein, già all’indomani del decreto ministeriale di giovedì 11 che dava il via libera ai servizi zero-tre anni, aveva messo sul piatto il 22 giugno come data di inizio. Un obiettivo da realizzare spingendo sull’acceleratore della trattativa per arrivare a un accordo in pochi giorni. —

Alessandra Mura

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