«Ciao ciao maestra!» Apre il nido a S. Maria Gioia per i bimbi, sollievo per le mamme
Primo giorno alla Coccinella nel Comune veneto di Occhiobello E i percorsi per evitare assembramenti diventano un nuovo gioco
il racconto
In prossimità del cancello c’è stata la giravolta di chi ha cominciato a guardarsi intorno spaesato e si è rifugiato fra le braccia della mamma per tornare a casa, ma anche il passo saltellato di chi, avendo adocchiato in lontananza le maestre, ha cominciato a salutarle dalla strada e, la mamma, se l’è praticamente trascinata dietro. Con una fretta che l’ha però portato a imboccare, ignaro, quella che le nuove frecce arancioni disegnate per terra indicavano come… l’uscita, e che gli è subito valsa la pronta’ “intimazione’’della maestra: «fai la personcina a modo» .
E poi ci sono stati i sorrisi di chi riconosceva le proprie insegnanti anche dietro la mascherina e i pianti di chi invece si è forse sentito “abbandonato’’, dopo mesi di vita vissuta in simbiosi con i genitori. Felici invece, quest’ultimi, di poter finalmente lasciare i propri figli al nido, quello di Santa Maria Maddalena, La Coccinella di via Kennedy, che da ieri mattina ha riaperto i battenti.
«Abbiamo risposto alle esigenze di tante famiglie – diceva la coordinatrice accogliendo i bimbi – ci sono stati incontri e un questionario ha rivelato l’interesse alla ripresa del servizio». Così nei giorni scorsi si è provveduto a tagliare l’erba in giardino e sono state definite le misure di sicurezza per la gestione dei piccoli fino a tre anni, e anche l’ingresso, raccontava la coordinatrice, «è stato studiato nei minimi particolari con un percorso esterno per non far entrare i genitori».
Le norme diventano un gioco
Ieri mattina gli arrivi erano scaglionati, per non creare assembramenti, e l’accoglienza si faceva in giardino. Il primo passaggio era al tavolo per disinfettare le mani e misurare la temperatura, e il termometro ha causato non pochi problemi: «La misurazione della temperatura non è piaciuta molto a mia figlia – raccontava all’uscita una mamma – tutto quello che ha a che fare con la sanità non le piace». Ma il resto delle novità legate all’emergenza sanitaria sono invece passate quasi inosservate o si sono trasformate in gioco, come il nuovo percorso per raggiungere le aule dall’esterno. «Eccoci, eccoci, arriviamo», diceva un bambino in direzione di alcune maestre, mentre altre mostravano il «nuovo sentiero per raggiungere l’aula» a un altro. Una mamma si diceva «un po’ preoccupata dopo tanto tempo passato dal bambino con mamma e papà…» ma in generale la riapertura del nido era attesa da tutti, specie dopo i sacrifici di questi mesi fra permessi di lavoro e babysitter per gestire i piccoli a casa. Qualcuno ne ha due «di venti mesi e di nove – racconta – e la gestione del tutto è stata molto complicata», pur lavorando da casa, dove lo smart working si faceva spesso con un occhio al computer e l’altro ai bambini. Che per fortuna, si diceva, così piccoli non hanno capito bene cosa in fondo sia successo in questi mesi.
Ma a qualcuno l’informazione pare sia arrivata chiara e alla mamma ieri diceva di non voler andare a scuola «perché c’è il virus». Altri bambini si sono semplicemente adattati a un nuovo ritmo, a svegliarsi più tardi, per esempio, e così di prima mattina ci si è anche sentiti dire «fammi tornare nel letto». Una preghiera servita a ben poco, che non ha fatto breccia nel cuore di genitori che ieri dopo mesi sapevano di nuovo dove poter collocare i propri piccoli e che non hanno potuto fare a meno di considerare la propria una vera fortuna. E così una mamma esclamava: «meno male che sono di Occhiobello e non di Ferrara», pensando alle vicine’ “colleghe’’ferraresi che dovranno barcamenarsi ancora per settimane fra soluzioni varie vista la riapertura dei servizi 0-3 prevista per luglio.
Mesi difficili
Lei per esempio è stata costretta «a portare la figlia a lavoro», e un’altra a «spendere tanti soldi per la babysitter, visto che sia io che mio marito lavoriamo» , e i nonni almeno nei mesi di lockdown «li abbiamo lasciati stare». E l’apertura dei parchi, si rifletteva, «ha aiutato un po’con i bambini, ma per loro sono importanti gli stimoli dell’ambiente scolastico, con i loro compagni e le loro maestre». «Stamattina mia figlia mi ha detto’ “portami a scuola’’» si diceva a riprova della necessità del nido. «È stato molto complicato tenere la bambina chiusa in casa così tanto tempo, senza poter uscire – raccontava un altro genitore – ha capito cosa succedeva, nel senso che sapeva di non poter uscire e si è adeguata con sua sorella maggiore, è stata brava ma ora dopo quattro mesi è importante tornare, è uno svago per i bambini poter andare a scuola» . —
Giovanna Corrieri
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