«Alessio ci guarda dal cielo» A Cento la quinta C ricorda il compagno che non c’è più
la memoria
Davanti all’Isit Bassi Burgatti di Cento, ieri mattina si respiravano tensione, liberazione e felicità. Per gli studenti della quinta C, indirizzo sistema informatici, il pensiero nel giorno della maturità vola verso il loro compagno di classe Alessio Rizzuti, scomparso a fine maggio.
«È stato un duro colpo non vederlo oggi all’esame, ci addolora molto – dicono i compagni di classe– ma siamo certi che dal cielo ci sosterrà per sempre. Quando abbiamo appreso la notizia che Alessio non c’era più è stato difficile concentrarsi sugli studi. Per iversi giorni non abbiano fatto altro che pensare al tempo trascorso con lui tra i banchi e visto che non abbiamo avuto modo di parlare con lui al telefono durante la quarantena, perché era in ospedale, dopo il funerale ci siamo ritrovati tutti noi compagni di classe in sua memoria».
Uno studente, sempre della quinta C, appena terminata la prova di esame racconta la sua esperienza: «Non mi aspettavo di fare la maturità in aula, credevo che l’esame sarebbe stato svolto via web. Sono comunque contento che alla fine siano cambiate le modalità. Emozione a parte un grazie a tutti i docenti per la loro comprensione e supporto». Cosa è mancato di più agli studenti in questa quarantena? «Gli intervalli con i compagni, le campanelle, la fine della scuola, le risate tra i banchi, sono tante le cose che ci sono mancate e nessuno ci ridarà più, ma pazienza, siamo giunti comunque alla fine – spiegano tre studentesse della quinta A indirizzo Marketing-. Un anno scolastico quasi surreale, svolgere la maturità insieme ai nostri prof ci ha regalato qualche attimo di normalità. Volevano ringraziare i docenti per il loro supporto e anche Informagiovani per le informazioni che ci ha dato in merito agli indirizzi universitari e i relativi sbocchi».
Oltre agli studenti, nel parcheggio erano presenti molti genitori; Simona, rappresentante di classe della quinta F, interviene pee spiegare come i genitori hanno vissuto questa esperienza insieme ai loro figli: «In una sola parola: stress. È stata dura accettare di vedere tuo figlio chiuso in casa sempre dietro a un computer, unico mezzo per studiare e mantenere rapporti con scuola e amici. Fortunatamente hanno potuto contare sull’aspetto umano del corpo docente che è stato fantastico in questi mesi. L’unico dubbio che ho e mi domando come mamma di un altro ragazzo di terza: sul piano didattico il prossimo anno con quante lacune rientreranno gli studenti a scuola? Sarebbe bello capire, a livello nazionale, come si intende procedere per recuperare i programmi di studi persi». —
Maria Teresa Cafiero
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