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Bologna e Rimini-Vicenza Progetto di polo fieristico

s.c.
Bologna e Rimini-Vicenza Progetto di polo fieristico

Via libera dai Comuni interessati, la Borsa reagisce positivamente: è sviluppo Ferrara Fiere tra governance in discussione e opportunità di nuovi eventi

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Ci andranno i sindaci di Bologna, Virginio Merola, e di Rimini, Andrea Gnassi, in commissione regionale a spiegare l’ipotesi di fusione tra le Fiere di Bologna e Rimini-Vicenza. Sono i maggiori azionisti, di fatto, dei due principali poli espositivi del nord-est, e quindi la richiesta avanzata ieri dai consiglieri regionali M5s è andata dritta su di loro, oltre che sull’assessore emiliano Vincenzo Colla e sui vertici delle due aziende. Di sicuro, però, Ferrara è interessata a questa ipotesi, perché di BolognaFiere è la maggioranza del quartiere fieristico ferrarese e il riassetto di un intero comparto economico a livello provinciale è in bilico, tra effetti del Covid e dell’inchiesta su presunti appalti truccati per i lavori antisismici.

lo scenario

Per ora si tratta appunto di un’ipotesi, quella del risiko fieristico, che piace molto a Piazza Affari: il titolo di Italian exhibition group (Fiere di Rimini e Vicenza), ha reagito con un bel +2,6% dopo l’annuncio di un interesse a valutare un’operazione d’integrazione con Bologna Fiere, conferendo il mandato al presidente e al Ceo di approfondire la fattibilità dell’operazione. Gli analisi si sono scatenati, Equita sim parla di un target price a 4,25 euro (oggi l’azione di Ieg vale 3,18 euro) e dell’appoggio appunto dei sindaci di Bologna, che controlla il 14,7% della società, e di Rimini. La struttura dell’azionariato della nuova società vedrebbe Rimini Congressi al 24%, Vicenza Holding al 9%, la Regione Emilia Romagna e il Comune di Bologna all’8% ciascuno, e avrebbe un senso dal punto di vista industriale perché permetterebbe di ottimizzare il portafoglio manifestazioni, efficientare la struttura dei costi, ottimizzare gli investimenti e aumentare la dimensione delle società in prospettiva internazionale.

La quotazione in Borsa al momento non è però «sul tavolo della discussione», aveva chiarito nei giorni precedenti l’assessore bolognese al Bilancio, Davide Conte, ed è chiaro che l’operazione fusione ha la precedenza. I soci sono invece interessati all’eventuale partecipazione di Cassa depositi e prestiti, «BolognaFiere è comunque una società i cui fondamentali sono a posto» ha rimarcato Conte.

il ruolo

Ferrara Fiere è detenuta al 51% da Fiere internazionali di Bologna spa, per il 22% dal Comune di Ferrara e al 16% dalla Provincia, poi tra gli azionisti ci sono Bper con l’8% e la Camera di commercio con il 3%. Assieme a Modena costituisce dagli anni Novanta il polo fieristico più importante della regione, e ha giocato spesso la parte di “vivaio” da una parte, di valvola di sfogo dall’altra per le rassegne del gruppo. Una eventuale integrazione con Rimini-Vicenza potrebbe rimettere in discussione l’azionariato e la governance anche delle partecipate come appunto Ferrara, ma anche creare occasioni per il lancio o lo sviluppo di ulteriori eventi. È chiaro, però, che prima bisogna bypassare una fase senza ancora calendario di eventi, per via dell’emergenza coronavirus, da parte di una società che si avvia all’assemblea di bilancio senza il presidente Filippo Parisini, dimessosi a causa dell’indagine. —

s.c.

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