La Nuova Ferrara

Ferrara

I ferraresi e la maturità «La gioia del ritorno più forte dell’ansia»

Giovanna Corrieri Alessandra Mura
I ferraresi e la maturità «La gioia del ritorno più forte dell’ansia»

Colloqui di un’ora per compensare l’assenza di scritti: «Pensavamo peggio» Bocciata senza appello la didattica a distanza: «Questa non è scuola»

5 MINUTI DI LETTURA





Una festa, nonostante tutto. Perché alla fine la lontananza forzata ha fatto rimpiangere anche la scuola. E la nostalgia per i compagni di classe e, sì, anche dei professori, è stata più forte dell’ansia.

Strana e unica, la maturità 2020: ieri la giornata iniziale di esami che, a tappe, chiameranno 2.550 studenti ferraresi ad affrontare una delle prime prove “adulte” delle loro giovani vite. Si entra “su appuntamento”, seguendo i percorsi tracciati che condurranno davanti alla commissione, schierata con le mascherine. Poi la prova, necessariamente “extralarge” (anche più di un’ora) per compensare l’assenza di scritti, e di nuovo una sanificazione dell’aula prima dell’arrivo del candidato successivo. Una maturità “slow”, dai tempi lunghi. Fuori, in attesa, familiari e amici. Ma anche gioiosi “agguati” per celebrare un traguardo importante.

Al liceo scientifico Roiti si festeggia infatti con un bel…taglio di capelli: «Com’è andato l’esame? Meglio che adesso – scherza Andrea Sansoni mentre l’amico gli passa la macchinetta su tutta la testa – Non so se dipenda da quest’anno, dalle modalità diverse per la prova, ma non mi sono sentito in ansia e così tutto è filato liscio. I professori mi hanno messo a mio agio, non mi hanno mai interrotto e i contenuti per fortuna c’erano». Peccato per qualche domanda «destabilizzante di matematica, ma il tempo una volta dentro passa in fretta e alla fine me la sono cavata».

Camicia di ricambio

Così anche per Giulia Trentini che ce l’ha fatta, nonostante le domande di Cittadinanza e Costituzione, col solo rammarico di non aver vissuto «tante cose». Lo stesso di Erica Bombarda, dispiaciuta di non aver fatto una vera e tipica esperienza di Maturità con la sua «classe molto unita». Con un esame così, considera poi Marta Bertoncelli, «c’è più pressione perché ti giochi tutto in una volta sola». E proprio per non mostrare i segni di questa pressione qualcuno si avvicina alle porte della scuola con tanto di camicia bianca da indossare solo qualche minuto prima di «entrare… – diceva sollevandosi la mascherina – in scena».

Al Vergani si comincia a pensare alla Sardegna, meta di vacanza ma anche di lavoro, per mettere a punto quelle capacità pratiche un po’ sacrificate con la didattica online. Per fortuna che «il quinto è un anno più teorico – raccontano i ragazzi – e non si è perso molto da questo punto di vista. In più i tirocini li avevamo fatti prima del lockdown». Così è stato per Elbadaoui Fouzia, che quest’anno aveva fatto uno stage in un hotel a Bologna. Per lei l’esame si è rivelato «semplice e rilassante, pensavo peggio». «Del resto – diceva l’amico Andrea Lambertini – non puoi scappare, scendere dalle scale e andare via, bisogna affrontarlo»; e le modalità straordinarie di questo 2020 «hanno aspetti positivi. Dovevamo studiare tutto, ma non c’erano gli scritti». La sua “pratica”, a distanza, consisteva nel fare video: «Presentazione di vini o birra», ma niente assaggi per quest’anno. «Raga tranquilli è stato stra facile» dice Amin Fatoum fuori dall’Einaudi, snocciolando particolari sull’elaborato con le materie di indirizzo, le domande su Calvino e il resto. E saluta la scuola e il suo indirizzo socio-sanitario, dopo circa cinquanta minuti di colloquio, anche Arianna Carli: «avrei preferito una Maturità normale, ma è stato bello comunque».

Lockdown «struggente»

Al liceo Ariosto Francesca Bagordo della VT è stata tra le prime a entrare, alle 8.30: sono quasi le 10 quando esce, ma nonostante la “torchiatura” «me lo aspettavo più complicato». Complicata di certo è stata la didattica a distanza, «triste, senza umanità. Abbiamo perso il nostro ultimo anno». La “telescuola” insomma «non funziona così bene, abbiamo avuto tutti problemi di connessione, anche i professori. Poi se perdevi qualcosa mica potevi chiederlo al tuo compagno di banco. E stare tante ore davanti al computer è stancante, si perde la concentrazione».

In attesa del suo turno, Matilde Liboni di VR ricorda come «struggente» il periodo di lockdown «un’esperienza che ci ha segnato e che ha reso più critica la nostra preparazione, perché le ore di lezione sono state per forza diminuite, con qualche taglio al programma». Dopo il diploma Matilde pensa a Economia «sperando che all’Università si torni alle lezioni in presenza». Esce raggiante dal cancello, dopo una notte agitata, Ilenia Leone: «È andata da Dio», esclama ricevendo baci e abbracci dai familiari: «Ieri ero disperata, temevo di avere dei vuoti, ma è andata bene». Un po’ di pazienza, per espletare l’iter anticontagio, poi il colloquio è andato via sciolto. Resta il rimpianto per un’interruzione così brusca della quotidianità scolastica, senza salutare come si deve i compagni.

Doccia di spumante

All’Iti l’uscita del neomaturo Christian Idra è salutata con una doccia di spumante: «È andata molto bene, in quarantena non ci sono distrazioni e si studia di più». Christian ha frequentato l’indirizzo di Meccanica, ma la didattica a distanza non ha compromesso la pratica, un po’ perché il grosso si fa negli anni precedenti, un po’ perché «i prof sono stati molto disponibili, e con la condivisione dello schermo siamo riusciti a seguire le spiegazioni». E durante le interrogazioni non si sgarrava: «C’erano le videocamere, impossibile ingannare», assicura. A Nicola Toffalini, indirizzo Informatica, sono bastati pochi istanti perché il grumo di ansia si sciogliesse: «Ero molto emozionato, ma la Commissione mi ha messo a mio agio». E non è sempre vero, osserva, che avere il solo colloquio sia un vantaggio: «Ci sono studenti che rendono meglio negli scritti e sono più impacciati all’orale, dipende dal carattere». A “studiare la situazione” c’era Fabio Vacchi, che sarà interrogato sabato: «Il mio indirizzo è Elettronica, all’inizio con le lezioni a distanza ho avuto difficoltà, seguire attraverso lo schermo non era affatto semplice poi ci ho preso la mano e ho cercato di sfruttare al meglio la tecnologia e le indicazioni dei docenti». Anche questa si chiama maturità. —

Giovanna Corrieri

Alessandra Mura

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google