Carte, il gioco proibito «Incomprensibile: viene meno la socialità»
l’appello
«Si gioca a biliardo, si gioca al videopoker ma non a carte. Non vedo cosa ci sia di così pericoloso nel gioco delle carte da continuare a proibirne l’attività». È il presidente della Bocciofila Centese, Gianni Salaris, a lanciare il grido d’allarme rivolgendosi al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, perché intervenga a risolvere la questione che rischia di vedere chiudere i centri di aggregazione sociale.
rischio
«I centri anziani ed i centri di aggregazione come la Bocciofila Centese sono a rischio chiusura. Senza la “partitella” a carte quotidiana – spiega Salaris – ,la stragrande maggioranza dei nostri soci sta lentamente smettendo di frequentare il centro. Passano per un caffè veloce, fanno quattro chiacchiere sotto il pergolato e poi se ne vanno. Manca la socialità, lo stare assieme attorno ad un tavolo, per una partita a carte. In sostanza, manca lo stimolo a stare insieme: il semplice raccontarsi le solite cose, le solite battute fra amici da sempre, quelle che consentono di trascorrere qualche ora in sana compagnia».
Si gioca a calcio, si consente il biliardo ... Per le carte c’è il divieto assoluto: «Incomprensibile. Se il problema è la sanificazione delle carte – spiega il presidente – ci si può attrezzare con un dispositivo a raggi uva, si passano le carte sotto i raggi ad ogni partita, si distruggono tutti i virus e si può riprendere con un nuovo gioco. Si mettono a disposizione molti mazzi di carte in modo tale da dare tempo agli stessi di essere sanificati».
buon senso
«Credo – aggiunge Salaris – che con il buon senso e attenzione non ci sia nessun tipo di problema». La questione è seria: senza il gioco da tavolo molti centri sociali e anziani in questa regione rischiano seriamente di chiudere. —
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