Impianti di telefonia 5G Nuove regole in vista
lo scenario
Il via libera a 41 impianti di tecnologia 5G, chiesto e ottenuto da Tim, Iliad e Vodafone, sta agitando Palazzo Municipale. Dai banchi della maggioranza si accentuano le pressioni per affrontare al più presto la questione, che secondo alcuni consiglieri leghisti s’interseca con la salvaguardia della salute nella lotta al coronavirus, mentre pende l’interrogazione di Anna Ferraresi (Misto), che invita il sindaco a sospendere il piano di sviluppo della nuova tecnologia mobile.
In realtà l’amministrazione comunale si trova nello scomodo ruolo di ratificare le indicazioni di Arpae, al proposito del rispetto dei limiti emissivi previsti dalla legge: 6 volt. È previsto un controllo preventivo, con accensione dell’impianto al fine di misurare le emissioni (la sperimentazione del nuovo sistema è riservata per il momento a 120 piccoli centri a livello nazionale), e poi un altro in fase di esercizio. Esiste invece un ambito d’intervento comunale in relazione al posizionamento delle antenne: il relativo regolamento risale al 2013 e l’attuale amministrazione sembra intenzionata a prenderlo in mano per apportare delle modifiche. In senso più restrittivo, si può immaginare, anche se nessuno a Palazzo Municipale si sbilancia attualmente in indicazioni sul “segno” di queste modifiche.
Bisogna anche valutare le reazioni delle multinazionali della telefonia, che prediligono impianti autonomi e non gradiscono i “condomini”: in questa maniera, però, le installazioni si moltiplicano, ed in effetti la mappa delle autorizzazioni è ampia quanto l’intero entromura più diverse frazioni. —
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