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L’Outlet del Po cambia pelle Il suo futuro sono i servizi

stefano ciervo
L’Outlet del Po cambia pelle Il suo futuro sono i servizi

La crisi coronavirus ha accentuato le difficoltà della struttura commerciale Il sindaco di Occhiobello: pronti ad approvare una nuova destinazione d’uso 

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Il futuro dell’Outlet del Po di Occhiobello non sarà commerciale. Questa quantomeno è la convinzione che si sta facendo strada nell’amministrazione comunale rivierasca, dopo mesi di fitti contatti con il management e la proprietà della struttura, mai davvero decollata anche negli anni della normalità economica e ora affossato dalla crisi coronavirus. «Siamo pronti ad accogliere una richiesta di cambio di destinazione d’uso, a servizi, per una struttura che in questi anni non è riuscita a decollare - dice chiaramente il sindaco Sondra Coizzi - La struttura ha le potenzialità per accogliere attività di vario tipo, c’è la massima apertura da parte nostra». Una mano tesa del Comune polesano in vista di novità annunciate qualche giorno fa dallo stesso ad Gianluca Galli, in termini di lavori di ampliamento della struttura (senza però specificare a quale fine) e di valorizzazione di un’ulteriore area di 25 ettari appena acquistata dalla proprietà. Tra le ipotesi di nuova destinazione d’uso ci sono il campus universitario, casa di riposo e centri wellness.

la proposta

L’idea di un cambio di destinazione d’uso poggia sull’analisi della situazione creatasi dopo l’epidemia (pochi negozi riaperti) e sulle condizioni della concessione che ha consentito l’apertura del centro: entro settembre 2020 era necessario aprire il 75% dei negozi previsti, un obiettivo che al momento risulta ancora lontano. A suo tempo, nel corso della campagna elettorale di un anno fa, Coizzi aveva lanciato l’idea di trasformare l’outlet in un campus universitario, partendo dall’evidenza dell’esplosione di matricole a Unife. «Una proposta ancora d’attualità, anche se la situazione del coronavirus inciderà anche sull’università - chiarisce il sindaco polesano - ma non è l’unica: la struttura è solida e di qualità, di dimensioni enormi in quanto stiamo parlando di 15mila metri quadrati con un ampio parcheggio. Potrebbe ospitare aule, strutture sanitarie, altri tipi di servizi». Se ne parla anche nelle tre serate organizzate dal Comune di Occhiobello per raccogliere valutazioni sulla ripartenza economica, ieri c’è stato l’ultimo appuntamento con la presenza di Confindustria Veneto.

le tempistiche

È chiaro che l’iniziativa deve essere della proprietà, la Dawn asset limited, canadese con capitali statunitensi, che si è appunto mossa nei mesi scorsi per acquisire altro terreno che si trova in prossimità dell’outlet. Di qualche settimana fa, subito dopo la riapertura ufficiale del 25 maggio, l’annuncio dell’avvio di un cantiere «per lavori di ristrutturazione», con offerta di posti per maestranze attraverso la pagina Fb di Occhiobello. Dalle parole di Galli («si tratterà di un ampliamento? Non solo, con i progetti esecutivi si potrà annunciare cosa sarà il nuovo Outlet») si poteva già intuire la volontà di cambiare.

Le tempistiche erano state indicate nell’estate, l’intervento del sindaco fa intuire la volontà di accelerare. Bisogna però capire se questa intenzione è compatibile con il contenzioso legale tra la vecchia e la nuova proprietà. —

stefano ciervo

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