Il re del consorzio a quota 80 «L’agricoltura la mia vita»
Domani la festa per il compleanno di Occhi, tuttora responsabile dell’ente agrario a Codigoro «Tante cose sono cambiate dagli anni ’60 a oggi, ma non la mia passione per questo lavoro»
IL PERSONAGGIO
Nel primo giorno d’estate, data simbolo dell’inizio della trebbiatura del grano, Andrea Occhi compie 80 anno, sessanta dei quali vissuti nel Consorzio agrario, dove continua a lavorare insieme a due dei quattro figli.
La storia di Andrea Occhi è quella di un uomo profondamente legato al territorio e alla sua risorsa principe, l’agricoltura, della quale ha seguito tutte le fasi di sviluppo, a cavallo di due secoli. «A 15 anni – ricorda Occhi –, ho cominciato a ritirare grano per conto del Consorzio agrario provinciale di Ferrara, quando aveva sede in Riviera Cavallotti, a Codigoro, divenuto poi magazzino comunale. Ho finito poi di frequentare l’Istituto agrario a Eboli, in provincia di Salerno, ma ogni estate ritornavo a Codigoro, a ritirare il grano per conto del Consorzio».
una passione
Quella di Occhi è una vita dedicata alla sua grande passione, quella per l’agricoltura e, difatti, dopo il diploma da perito agrario, a soli 20 anni ha acquisito l’Agenzia reale a Torbiera. Correva l’anno 1960... «L’ho inaugurata io – commenta con orgoglio Occhi – e lì sono rimasto per 25 anni. L’anno dopo mi sono sposato e mia moglie ha cominciato a lavorare insieme a me. Poi nel 1985 sono approdato al Consorzio agrario provinciale di Ferrara, ora Consorzio agrario dell’Emilia, nato dalla fusione tra consorzi di Bologna e Ferrara».
Alla fine degli anni ’60 erano 156 i consorzi agrari istituiti nella provincia di Ferrara, assegnati a giovani periti agrari come Occhi. Sorti ai primi del ’900 come enti mutualistici per l’agricoltura, i consorzi hanno svolto ruoli importanti prima, durante e dopo il boom economico italiano, tanto che quello di Ferrara era divenuto il più grande nel panorama nazionale. Ferrara era ritenuta l’Eldorado dell’agricoltura, in quanto a produzioni cerealicole e oltre al grande fabbisogno di manodopera nelle campagne, nell’immediato dopoguerra c’era l’urgenza di selezionare ed assumere giovani diplomati in agraria, per avviarli a gestire i contatti con il mondo dei coltivatori diretti. Poi il periodo buio degli anni ’90, con la liquidazione dei consorzi, a cui hanno fatto seguito diversi commissariamenti ed esercizi provvisori.
Ma Occhi ha saputo resistere anche alla crisi e ancora oggi, come 60 anni fa, apre l’esercizio alle 6.30. «Con me lavorano i figli Alessandro e Cristina, mentre Susanna, laureata in economia, lavora al Cadf, ed Emanuele, il più giovane, è dirigente nazionale di Coldiretti a Roma, però ogni fine settimana torna nella sua Codigoro».
i cambiamenti
Occhi ha assistito all’evoluzione del settore agrario, mutato radicalmente dalla meccanizzazione sopraggiunta a metà degli anni ’60. «Quando ho cominciato a lavorare, si arava ancora con le mucche – osserva Occhi –, nel 1956 c’era la falce, poi è arrivata la mietitrebbia, consentendo di ridurre la fatica e raddoppiare la produzione, da 35 –40 quintali di grano a ettaro ai 60-70 attuali, ma tutto dipende dal terreno e dalla varietà del grano».
Il consorzio ritira e commercializza produzioni cerealicole e di riso. Il ruolo dell’agente a provvigione (non dipendente) che oggi rivestono Occhi e i suoi figli all’interno del consorzio, negli anni ’60 era tutti i giorni una vera avventura. «In Lambretta, senza telefono, per andare a incontrare gli agricoltori. Quando poi si tornava in ufficio – ricorda Occhi, 80 anni domani -, non c’era neppure la luce elettrica e ci si illuminava con la lampada a gas. Io ero a Torbiera, in piena campagna, quando ancora non arrivavano la corrente elettrica e il telefono. Erano altri tempi, io ero molto giovane, però ma la gente mi rispettava e io rispettavo tutti; ed è così anche oggi».
lavoro senza fine
Occhi è ormai un’istituzione nel territorio per competenza e professionalità, conosciuto e stimato per gli oltre 60 anni di attività instancabile al fianco degli agricoltori, che sta continuando ad assistere da ormai tre generazioni. La giornata del perito agrario operativo incessantemente dal 1957 comincia all’alba e termina alle 21, orario in cui si ritira per dormire. Nel consorzio, oltre ai figli Alessandro e Cristina, opera un’altra risorsa fondamentale, Daniele Callegarini, il quale si occupa di assistenza tecnica ai clienti, figura preziosa e fondamentale per Occhi. «Per me è prima ancora di un lavoro, una passione – tiene a precisare Occhi –; sono pensionato, ma continuo a lavorare in azienda come amministratore. Ho cominciato da ragazzo come dipendente, ho fatto la mia gavetta e tanti sacrifici e dopo 25 anni sono diventato agente di commercio con deposito. Qui c’è tutta la mia vita. Quando ho cominciato con mia moglie Giuliana, avevamo in gestione anche il distributore stradale. I figli sono cresciuti nel consorzio, a loro credo di aver trasmesso insegnamenti irrinunciabili, come l’onestà nel lavoro e l’impegno morale di non mollare, mai. Non mi ci vedo seduto al bar o su una panchina al parco. Continuerò di certo a lavorare – conclude Occhi con gli occhi che brillano sopra la mascherina –, almeno finché la salute mi assisterà...». E domani sono tutti pronti per festeggiare questo traguardo. —
KATIA ROMAGNOLI
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