Morì combattendo nella Grande guerra Il riconoscimento
Oggi ricorre il centenario della morte del soldato Andalò La sua storia scoperta da due appassionati: «Gli abbiamo dato memoria»
ARGENTA
«Oggi ricorre il centenario della morte dell’argentano Lello Andalò, il caporal maggiore dell’esercito italiano insignito della medaglia d’argento al valor militare, misconosciuto in patria e dai suoi compaesani. Oggi, questo soldato, riposa nel Sacrario militare d’Oltremare di Bari». A questa conclusione sono arrivati gli imperterriti ricercatori filesi Vanni Geminiani e Beniamino Carlotti. I due durante le loro “escursioni” storiche, sono riusciti a ricomporre la vicenda di questo 20enne eroe argentano e addirittura hanno persino identificato in Bruno Andalò, di 83 anni di Argenta, il pronipote.
Nei giorni scorsi, nonostante la clausura di quasi 5 mesi per la pandemia, Geminiani e Carlotti hanno tirato le somme di questa loro ricerca scoprendo che il consiglio comunale di Vittorio Veneto, il 4 novembre 2017, conferì la cittadinanza onoraria alla memoria del combattente della Grande Guerra a Lello Andalò, caporal maggiore del 10º reparto d’assalto, deceduto in Albania il 20 giugno 1920 per le ferite riportate in combattimento.
la storia
Morto dunque a 20 anni in Albania , però il suo gesto eroico risale al 18 dicembre 1917, sul Monte Asolone, in occasione della prima battaglia del Piave.
Infatti, nella motivazione per l’assegnazione della medaglia d’argento che i due ricercatori sono riusciti a recuperare, viene riportato che “Andalò Lello da Argenta, soldato 91º reggimento fanteria n. 12456 matricola, sotto violento fuoco d’artiglieria e di mitragliatrici, inviato a cercare il collegamento con i reparti laterale, eseguiva con serenità e prontezza il difficile incarico. Rimasto ferito alla coscia, continuava, imperterrito, il suo cammino, finché cadeva privo di sensi: bell’esempio di fermezza e di valore”.
Guarito, riprese il suo posto continuando a combattere fino alla fine della grande guerra. Per meriti di guerra venne promosso al grado di caporal maggiore e inviato a Valona, in Albania.
las coperta
“Il giovanetto pieno di vita, di ardore, di speranza – è il dettagliato ricordo scritto dal giornalista Liberato Pezzoli –, orgoglioso della sua divisa, delle decorazioni che gli fregiavano il petto; Colui che uscì illeso da cento e più battaglia, quasi fosse invulnerabile, doveva nell’azione svoltasi nei dintorni di Valona, trovare la sua morte gloriosa, mentre sognava di presto tornare fra le braccia della mamma, circondato di gloria”.
La comunicazione della morte in ospedale militare venne fatta dal maggiore comandante del reparto all’arciprete di San Giacomo d’Argenta e il funerale venne celebrato in forma solenne dal cappellano militare e alla presenza del suo generale, ufficiali e del reparto schierato. «Spero che questo lavoro – dicono Geminiani e Carlotti –, contribuisca a ridare a Lello, memoria e la giusta collocazione nel Pantheon degli eroi argentani». —
g.c.
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