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Copparo premia gli operatori dell’Ospedale di comunità

ALESSANDRO BASSI
Copparo premia gli operatori dell’Ospedale di comunità

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«Gli amori delle moltitudini sono brevi ed infausti». Il sindaco copparese Fabrizio Pagnoni ha citato anche Ugo Foscolo, e il suo “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, nel ringraziare chi a Copparo si è impegnato nell’Ospedale di comunità-Casa della salute durante l’emergenza coronavirus.

Poi ha consegnato un riconoscimento a quattro rappresentanti delle varie categorie che hanno lavorato durante l'emergenza da coronavirus all'interno della struttura sanitaria di Copparo. Un riconoscimento agli operatori che hanno affrontato l'emergenza in prima fila.

IN MUNICIPIO

In sala consiliare il sindaco di Copparo ha accolto Barbara Mantovani, in rappresentanza degli operatori sociosanitari, Susanna Felisatti per gli addetti alle pulizie, Sandra Melandri per gli infermieri e il coordinatore delle cure primarie, dottor Franco Miola.

Pagnoni ha espresso il suo ringraziamento e l'orgoglio di essere il primo a poter ringraziare coloro che hanno affrontato l'emergenza, e auspicato che l'Ospedale di comunità-Casa della salute di Copparo non solo torni a i livelli precedenti l'emergenza ma possa anche svilupparsi. Il sindaco ha anche fatto notare come tanti anziani ospitati nella struttura siano venuti da Ferrara, con una efficace sinergia.

Gli operatori hanno ricordato durante l’incontro la tremenda sensazione vissuta dai pazienti di non poter riconoscere chi gli parlava, perché con il volto coperto. O pazienti disorientati all’arrivo in terapia, che chiedevano se erano ancora sulla Terra...

LAVORO DI SQUADRA

A ciascuno dei quattro premiati in rappresentanza delle loro categorie è stato chiesto di definire l'esperienza con una sola parola. Per Barbara Mantovani la parola chiave è «condivisione». Per Susanna Felisatti è «collaborazione»; Susanna Melandri dice «unione», mentre per il dottor Miola è «solidarietà». Quattro diverse parole, tutte indirizzate al lavoro di squadra, e tutti gli operatori insistono sul fatto di aver lavorato in gruppo e per gli altri. E per rispondere al loro impegno c’è una sola parola, ma doverosa: grazie. —

ALESSANDRO BASSI

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