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Il settore moda limita le perdite da Covid Zaina: c’è bisogno di filiere organizzate

LAURO CASONI
Il settore moda limita le perdite da Covid Zaina: c’è bisogno di filiere organizzate

Il comparto ha fatto poco ricorso alla cassa integrazione, nove imprese su dieci hanno anticipato l’assegno ai dipendenti 

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l’analisi

I dati del Centro studi di Confindustria Emilia Centro (Bologna, Ferrara e Modena) confermano che, nonostante la graduale fine del lockdown dal 3 maggio e la possibilità di riapertura dell’attività, la risalita non è completa. È apprezzabile, ma parziale, nell’industria (45,4% a maggio), già in difficoltà prima del Covid. Molto meno nei servizi (dove alcuni comparti hanno riaperto solo a giugno), che restano in forte difficoltà (28,9%) dopo il tracollo subìto. Il problema ora è la domanda che resta bassa, frenando le imprese che hanno riaperto e facendo accumulare scorte.

GIÙ LA PRODUZIONE

In aprile la produzione industriale è scesa del 19,1% (-28,4% a marzo), con cali marcati in tessile-abbigliamento, gomma-plastica, mezzi di trasporto; nonostante il recupero atteso per maggio e giugno, il 2º trimestre ha registrato un calo intorno a –20%. E si conferma un crollo del Pil (stimato a circa –9, 0%, dopo il –5,3% nel primo trimestre).

Gian Luigi Zaina, argentano, vicepresidente di Confindustria Emilia Area Centro, è comunque ottimista, ma «a una condizione: che la temuta ricaduta del virus non si verifichi, altrimenti le condizioni di una ripresa diventeranno veramente complicate, soprattutto se si dovesse replicare la totale chiusura dei punti vendita nel periodo natalizio».

MODA E SERVIZI

Le imprese «che rappresento, soprattutto quelle della moda e dei servizi connessi, stanno riscontrando segnali di ripartenza importanti, soprattutto nei Paesi dove è maggiore la richiesta di beni di lusso come Cina e Stati Uniti, piuttosto che il Giappone. Sono saltati tutti gli impegni promozionali, fiere, presentazioni di cataloghi, collezioni e quindi dovremmo già lavorare sulla stagione futura. A oggi possiamo calcolare perdite attorno al 20% della produttività. Inizialmente ci si attendevano numeri ancora più catastrofici».

USCITA LENTA

Tutte le imprese di Confindustria Emilia, «tra le più strutturate del nostro Paese, stanno uscendo lentamente da questa situazione attingendo anche agli aiuti nazionali ma con moderazione. Nel mio settore, solo il 20% del personale ha fatto uso di cassa integrazione, prevediamo di allungare il periodo fino a settembre».

«Per quanto riguarda la richiesta di moratoria dei prestiti e richieste di finanziamento, il 35% delle imprese emiliane ha chiesto ed ottenuto l’intervento del proprio istituto di credito senza l’aiuto dello Stato mentre il 56% delle imprese non ha chiesto interventi. Il 90% delle imprese poi ha anticipato la cassa integrazione ai propri dipendenti fungendo da banca».

Il decreto liquidità è stato «utile, ma nella maggior parte dei casi le imprese emiliane hanno contenuto le difficoltà grazie alla propria solidità, il 73% delle imprese non ha fatto domanda di liquidità sotto i 25mila euro».

PROCESSO sELETTIVO

«Sono ottimista - spiega Zaina - vedo questa fase come una accelerazione di un processo di selezione già partito da qualche anno dal quale non ne usciremo solo con l’assistenzialismo. Sono convinto che il recupero di quella fascia di mercato che in questi mesi abbiamo perso sia assolutamente possibile nel momento in cui tutti i nostri concorrenti sono nella nostra stessa situazione. Possiamo sfruttare gli insegnamenti del lockdown per pensare a una nuova proposta commerciale, il piccolo è bello solo se strutrturato in grandi filiere organizzate». —

LAURO CASONI

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