Salari sospesi, ridotti, in ritardo Addetti alle pulizie al collasso
La protesta dei lavoratori di mense e aziende: Fis Covid finito, niente anticipi «Da mesi siamo senza reddito con mutui da pagare e figli da mantenere»
C’era chi terminata la copertura dell’ammortizzatore sociale (Fis) con causale “emergenza Covid-19’’ era in attesa di una collocazione in Fis ordinario, come richiesto dai sindacati alle imprese; chi, causa indisponibilità di alcune ditte nel concedere l’anticipo dell’assegno ordinario e i ritardi da parte dell’Inps nel liquidare le indennità, si trovava senza reddito da mesi; e chi l’anticipo del Fis l’aveva avuto, ma rimaneva preoccupato per i mesi “classici’’ di sospensione, da affrontare con un reddito ridotto e scarse possibilità di trovare un qualunque altro impiego estivo.
Donne, part-time, monoreddito
Sono scesi in piazza Municipale, ieri per la giornata di mobilitazione nazionale organizzata dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, i lavoratori delle mense e delle pulizie scolastiche e aziendali; a Ferrara perlopiù i primi, visto che «in provincia – spiegava Giorgio Lombardi (Filcams Cgil) – la situazione è più grave per quanto riguarda le mense». È qui che ci sono, spiegano i sindacati, «più questioni irrisolte. La maggior parte di questi lavoratori sono donne, che lavorano part-time, spesso monoreddito – diceva Mauro Cavazzini (Filcams Cgil) – che sono in sospensione dal 23 febbraio. Le più fortunate sono in cassa integrazione con l’anticipo da parte dell’impresa, ma per tante non è così, e poi ci sono i ritardi nei pagamenti da parte dell’Inps».
C’è poi da considerare, dicevano i lavoratori, che «si arriva con un reddito molto ridotto» alla sospensione dei mesi estivi, durante i quali spesso «si cerca un altro impiego. Ma quest’anno sarà dura». E così i sindacati avanzano a vari livelli richieste, e fra queste «l’allargamento della copertura degli ammortizzatori sociali “emergenza Covid-19” per 27 settimane».
Le testimonianze
«Sono a casa dal 23 febbraio – raccontava un’addetta del servizio mensa universitaria – con la miseria del Fis che ora almeno è stato prorogato fino al 31 luglio. A casa lavora solo mio marito, e abbiamo il mutuo e due figli da mantenere. Ad agosto sono in sospensione e di solito cerco un altro impiego ma quest’anno è difficile: c’è ancora paura e non c’è tanto lavoro, proverò con un impiego in campagna. E speriamo che non si riprenda dopo settembre, a quel punto i mesi di sospensione sarebbero due».
Preoccupata anche un’altra lavoratrice di una mensa scolastica: «quando ricomincerà la scuola? E come? Ci sarà la mensa? Se non ci sarà dovranno esserci ulteriori ammortizzatori sociali». E c’erano anche due lavoratrici del servizio mensa di Cona con il Fis Covid finito a giugno e in attesa di quello ordinario. «Un ulteriore problema infatti – sottolineava Cavazzini – è quello delle lavoratrici delle mense aziendali che hanno esaurito la “cassa Covid’’ e ora sono senza ammortizzatori ordinari se l’azienda committente non attiva la cassa integrazione».—
Giovanna Corrieri
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