Glifosato ancora nel mirino I coltivatori: rischioso abolirlo
Cia e Confagricoltura: né residui né sostituti, non ripetiamo i danni da maculatura Ma Legambiente che ha “liberato” il Delta chiede nuove restrizioni alla Regione
Ha fatto rumore anche nel Ferrarese la notizia dell’accordo multimiliardario, in dollari, tra Bayer-Monsanto e decine di migliaia di cittadini statunitensi in causa con il colosso produttore dell’erbicida Roundup a causa della presunta cancerogenità del principio attivo glifosato. Questa sostanza chimica è in effetti ancora indispensabile per i nostri campi, mentre è scomparsa in altri ambiti come i centri cittadini o i cimiteri, a causa delle notevoli limitazioni introdotte dalla Regione. Gli agricoltori continuano a difenderne l’impiego, «che non produce contatto diretto con le piante e non lascia residui», evocando la strage di pere che la maculatura bruna sta provocando dopo l’abolizione dell’antifungino Tiram, privo di un sostituto efficace. Sul fronte ambientalista, però, si accarezza l’idea di una provincia «libera dal glifosato» e s’invoca una ulteriore stretta della Regione.
la difesa
Paolo Cavalcoli, direttore di Confagricoltura, evita di commentare direttamente la notizia dell’accordo, che arriva dopo diverse sentenze di tribunali Usa a favore di giardinieri o agricoltori colpiti dal linfoma non-Hodgkin, e che prevede il giudizio di una commissione terza sulla cancerogenità del glifosato. «È il caso di ricordare che diverse agenzie come l’Echa, l’Efsa e la Fao non riconoscono l’evidenza scientifica della cancerogenità di questo principio attivo - è la sua premessa - È bastato che l’Iarc lo inserisse nella categoria dei sospetti, al pari peraltro delle patatine fritte e della carne rossa, per scatenare un putiferio. Rischi? Dipende sempre da come e quanto si usa. Qui in Italia e in particolare nel Ferrarese si impiegano tecniche sostenibili, come la semina su sodo, che andrebbero fuori mercato in caso di bando del glifosato». Il pioniere di questa tecnica è un argentano, Alberto Cavallini, che semina senza ribaltare le zolle, quindi risparmiando emissioni ed energia, ma prima deve diserbare.
«Da noi - aggiunge Stefano Calderoni, presidente Cia - il glifosato si usa solo per la pulizia dei letti di semina, e quindi non ci sono residui. I prodotti naturali sono troppo costosi, in pratica l’intero ricavato della produzione. In Canada e Usa, invece, il glifosato si utilizza anche come disseccante, direttamente sulla cultura».
l’affondo
Alcuni anni fa il circolo Legambiente di Comacchio avvio una campagna anti-glifosato nel Basso Ferrarese, che ora viene rievocata: «Incontrammo l’allora sindaco di Comacchio, Marco Fabbri, aziende come Cadf e Brodolini, Delta 2000 e molti agricoltori, per chiedere loro di fare a meno di questa sostanza chimica - ricorda Marino Rizzati, referente del circolo - Da allora il glifosato è sparito da Comacchio ma anche dal Parco del Delta, grazie ad un’interpretazione restrittiva della legislazione regionale che ne vieta l’utilizzo anche nei parchi naturali. Credo che ormai nel Basso Ferrarese non lo utilizzino nemmeno più i coltivatori». Ora, dopo l’accordo Usa, Legambiente mira ad ampliare le restrizioni, «la vicepresidente regionale Elly Schlein è sensibile a questi temi» annota Rizzati. —
stefano ciervo
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