L’interdittiva antimafia all’ex Day Surgery passa l’esame del Tar
Ferrara Day Surgery ha cambiato proprietà, lo scorso anno è stata acquisita da un solido gruppo veneto. Ma l’azione legale intrapresa dalla passata gestione contro la misura interdittiva antimafia che nel 2018 fece saltare l’accreditamento con il servizio sanitario pubblico per posti letto di ricovero e attività di specialistica ambulatoriale, è andata avanti. E non per inerzia. Il ricorso pendente al Tar è stato rinnovato, sottolineando, in extremis, che nel frattempo era stata revocata la misura interdittiva disposta nei confronti della società controllante. Un motivo in più per annullare l’informativa antimafia firmata dal prefetto di Ferrara due anni fa, in aggiunta alla nomina di un nuovo amministratore unico, nel 2017, su cui si erano concentrati fin lì i legali della clinica. Motivi smontati, per questioni diverse: il ricorso è stato respinto.
Il cambio di amministratore avvenne all’interno della stessa rete di interessi bollata come criminale. «La società ricorrente – si legge nella sentenza che inquadra la questione fino al 2018 – risulta gestita, governata e controllata dalla famiglia secondo un complessivo quadro di cointeressenze parentali ed economiche con varie famiglie della ndrangheta, sì che la nomina dell’amministratore unico non muta tale quadro ma ne rappresenta semmai l’ennesima conferma». E il nuovo corso?
«Le nuove circostanze rappresentate dalla difesa», come dicono i giudici? Non possono entrare nella valutazione di atti (l’interdittiva antimafia e il conseguente diniego dell’accreditamento, gennaio 2018) che sono precedenti. «Sono irrilevanti al fine dello scrutinio di legittimità da effettuarsi, come noto, secondo il principio del “tempus regit actum” ovvero in base allo stato di fatto e di diritto vigente al momento dell’adozione – si legge sempre nella sentenza – Fermo naturalmente restando la facoltà per la ricorrente di presentare istanza di aggiornamento antimafia».
In conclusione, la vecchia interdittiva antimafia è stata confermata. La società condannata a pagare duemila euro di spese legali alla Prefettura. —
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