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il caso  

Dentix Italia presenta richiesta di concordato Chiuso l’ambulatorio

Marcello Pulidori
Dentix Italia presenta richiesta di concordato Chiuso l’ambulatorio

Oltre 700 pazienti ferraresi attendono le cure odontoiatriche Il legale Picci: l’assenza di comunicazioni è preoccupante

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Settecento pazienti ferraresi in ansia, 8 dipendenti in cassa integrazione e l’ambulatorio di Via San Romano chiuso. È lo scenario attuale della “Dentix Italia”, società specializzata in prestazioni odontoiatriche che da alcune settimane sta provocando ansie e timori generalizzati. Va ricordato che la società fa parte di un gruppo olandese che è anche il proprietario della stessa Dentix.



Il nodo principale, che costituisce anche la maggiore apprensione, è rappresentato dal timore che gli studi dentistici sparsi in Italia, tra cui ovviamente quello di Ferrara, possano non riaprire più. Per questo ieri nella sede della Cisl, Andrea Martelli (sindacalista Cisl), gli avvocati Paolo Picci e Valentina Rocca e la referente di Adiconsum Ferrara, Mariarosaria Rea, hanno fatto il punto della situazione dando anche alcuni consigli ai pazienti che hanno già pagato per prestazioni sanitarie non ottenute. E questo rappresenta il fatto di maggiore importanza e gravità. «La cosa che maggiormente ci preoccupa – ha spiegato l’avvocato Picci – è l’assenza di comunicazioni da parte della società che alimenta ovviamente ipotesi non certo confortanti. Peraltro siamo in un ambito, quello della cura dei denti, estremamente delicato che richiede tempistiche generalmente lunghe e che quindi mette in ulteriore difficoltà i pazienti». La non riapertura della Dentix segue il periodo più acuto della emergenza Covid ma a tutt’oggi non c’è sentore di riaperture. E gli oltre 700 pazienti ferraresi si trovano in una situazione a dir poco imbarazzante.

Tra l’altro il 25 giugno scorso la Dentix Italia ha presentato al tribunale di Milano richiesta di concordato (numero 45/2020).



«Da 2 anni – prosegue l’avvocato Picci – questa società non deposita un bilancio e la situazione è problematica, soprattutto per i 700 pazienti». Mentre si attendono sviluppi, il consiglio di Adiconsum è quello di indirizzare «i pazienti verso la nostra associazione – ha detto in conclusione la Rea – prima di compiere qualsiasi passo per via legale». —



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