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la testimonianza della vicina  

«Piangeva e sono uscita di casa Era una maschera di sangue»

F.T.
«Piangeva e sono uscita di casa Era una maschera di sangue»

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SANTA MARIA CODIFIUME

«Ero in casa, quando ho sentito improvvisamente qualcuno piangere. Allora sono uscita e lui era là, steso a terra. Una maschera di sangue».

All’indomani dell’incidente di via Nicolai, parla la giovane donna, residente nell’abitazione che si trova dall’altra parte della strada, esattamente di fronte a quella della famiglia del bambino, che per prima ha soccorso il bambino, dopo la caduta dal terzo piano. Attimi terribili, difficili da dimenticare.

«ci siamo messi a canticchiare»

«Era buio – racconta la donna – ma non ho avuto problemi a trovarlo. Piangeva, si lamentava, gli faceva male dappertutto. Era veramente coperto di sangue, ma sempre cosciente. Poi sono arrivati degli altri vicini, abbiamo lasciato disteso il bambino e chiamato i soccorsi sanitari. Nell’attesa, per provare a tranquillizzarlo, ci siamo anche messi a canticchiare qualcosa. Sua madre – prosegue ancora la vicina di casa – non si era accorta di niente, poi è scesa, comprensibilmente sotto choc. Pensi che assieme ai figli si sono chiusi fuori casa e dopo sono dovuti venire anche i vigili del fuoco per aprire la porta. Quella famiglia la conosciamo: marito, moglie e sei figli, quattro femmine e due maschi. Sono diversi anni che abitano qui».

«È STATO UN MIRACOLO»

La mattina seguente non c’è molta voglia di parlare tra gli altri abitanti di via Nicolai. Chi parla, dice una cosa su tutte: «È stato un miracolo che si sia salvato dopo una caduta del genere».

Nella casa della famiglia pakistana non c’è nessuno: ci sono panni ad asciugare sul balcone, la finestra del bagno è semi aperta. Sono tutti all’ospedale, accanto al bambino. Si fanno coraggio, sperano. Come l’intera comunità di Codifiume. —

F.T.

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