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Ferrara

Sanità, in eredità il progetto fusione tra le due aziende

Giovanna Corrieri

Conclusa ieri l’esperienza ferrarese dei due direttori generali Il problema dei posti letto da incrementare nelle strutture

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È il dossier “fusione Sant’Anna-Asl’’quello che gli ex (da oggi) direttori della sanità ferrarese Tiziano Carradori e Claudio Vagnini hanno lasciato in eredità a, rispettivamente, Paola Bardasi e Monica Calamai; quest’ultima nominata del resto direttore dell’Asl di Ferrara dalla giunta regionale dell’Emilia Romagna proprio con questo specifico compito.

Ma di “mancanze” che richiederanno nuovi sforzi («fatti in questi anni, ma senza successo») ce ne sono altre. Mancano in provincia posti letto, per esempio: su quanti gli ex direttori non concordano, ma sulla necessità di incrementali invece sì. Perché così facendo si potrebbe aumentare la capacità produttiva delle strutture e fronteggiare al meglio eventuali situazioni emergenziale, come quella attuale.

Chiusura di mandato

Con questa si è chiuso il mandato di Carradori e Vagnini: con un’emergenza che lascia ora all’ospedale il problema della riprogrammazione di quanto “saltato’’, fra esami e visite, in questi mesi; e all’Asl una riflessione sulle case di cura, dove il virus è drammaticamente riuscito ad entrare «causa forse una certa disattenzione e – diceva Vagnini – una non conoscenza per tanto tempo delle dinamiche del virus».

Fra le sfide future bisognerà riportare entro le 6/7 ore l’attesa dei pazienti al pronto soccorso, dove ancora casi recenti parlano di tempi ben più lunghi che tengono ancora lontano il traguardo.

E c’è poi il problema di garantire il servizio di trasporto che riporti certi pazienti dimessi a casa: una prestazione non prevista dal servizio sanitario nazionale, ma per la quale da anni l’azienda sanitaria propone bandi alla ricerca di associazioni che si occupino del servizio («pareva che fossimo riusciti a risolvere – diceva Carradori – ma si farà un altro bando, per cercare di sottrarre gli utenti a comportamenti difficilmente digeribili»).

L’integrazione delle due aziende sanitarie sarà comunque fra i primissimi punti su cui lavorare, e il fatto che nel prossimo riassetto l’Asl assuma un ruolo decisionale principale è stato accolto favorevolmente dal sindaco Fabbri come presidente della Conferenza socio-sanitaria, così come dalla stessa Asl: «prima la gestione era troppo sbilanciata a favore dell’ospedale, che è una parte del servizio sanitario locale», diceva Natalini (direttore sanitario); «l’integrazione per come era impostata nel documento del 2016 non era in linea con quelle che erano le mie idee dell’azienda territoriale. Ho chiesto che la cosa fosse rivista, ma non ci siamo riusciti, diceva Vagnini. Così allo stato attuale «l’integrazione è insufficiente – diceva Carradori – bisogna condividere presupposti e fare un compromesso. È un percorso in salita». –

Giovanna Corrieri

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