Pronto soccorso di Cona: per gli accompagnatori sala d’attesa notturna
E il direttore Paola Bardasi scrive ai dipendenti
FERRARA. Chi accompagna i pazienti al pronto soccorso di Cona e deve attenderli fuori dall’area dell’emergenza a causa delle misure di cautela imposte dall’emergenza Covid, potrà presto trascorrere la notte al riparo dal caldo, dal freddo e dalle intemperie. L’azienda ospedaliera ha infatti individuato una saletta, attigua al pronto soccorso, che a partire da lunedì prossimo sarà messa a disposizione fra le 22 e le 6 del mattino per chi attende la conclusione degli accertamenti sanitari su un paziente. L’attesa, di questi tempi, può essere lunghissima: in caso di ricovero - è già accaduto più volte - può superare le 20 ore a causa della riduzione dei posti letto ordinari e delle difficoltà incontrate nei casi di “dimissioni difficili”. L’emergenza provocata dalla pandemia «ha creato alcune situazioni di disagio, dovute proprio all’attesa all’esterno dei locali del pronto soccorso di Cona - conferma l’azienda sanitaria - Nei giorni scorsi la direzione generale aveva individuato nell’Area Accoglienza (ingresso 1) la zona di sosta per chi volesse attendere, di giorno, il proprio congiunto in visita al pronto soccorso».
In questa ala dell’ospedale, nei prossimi giorni, verranno installati anche i monitor (gli stessi già presenti in ps) che servono per verificare lo stato di avanzamento delle visite dei pazienti. Un aiuto importante per chi, oggi, non può fare niente altro che attendere la telefonata dal servizio a conclusione degli accertamenti medici. Nelle ultime settimane la “Nuova” sollevato il problema raccogliendo le lamentele dell’utenza. A partire da lunedì sarà disponibile, quindi, la nuova saletta. Il locale «sarà dotato di un punto di ristoro con macchinette erogatrici».
Questo è uno dei primi atti assunti dal neo-commissario Paola Bardasi. Ieri la manager ha inviato una lettera a tutti i dipendenti con la quale li ringrazia «per l’accoglienza che mi avete riservato. Ho il compito di traghettare, in completa sinergia con la collega dell’Asl, dottoressa Calamai, le due aziende verso la piena integrazione».
Il progetto va incontro sia ai dipendenti che ai cittadini, aggiunge la manager, che conclude: «Il tutto senza perdere di vista il potenziamento di un ospedale moderno alla luce dei complicatissimi e tragici giorni appena trascorsi». Per i dipendenti, la promessa è «porta aperta» e «ascolto». —
Gioele Caccia
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