Incoscienza, comoda culla per il virus
Il fondo del direttore de la Nuova Ferrara
Stiamo preparando la culla per il bambino, dice il governatore veneto Luca Zaia dei nuovi focolai di Covid alimentati da comportamenti incoscienti, a tratti criminali. Contavano d’esserne usciti, di là dal Po; sono costretti a fare i conti con nuovi casi e un rimbalzo dell’indice che misura la velocità del contagio, da rischio basso ad elevato. Riprecipitati nella necessità di scandagliare centinaia di contatti, seguire le piste di possibili infezioni tra lavoro, feste di compleanno e funerali.
È un caso di ritorno, quello esploso in Veneto, dal viaggio di affari in Serbia di un manager vicentino che non si è fermato ai primi sintomi né al risultato positivo del tampone, che ha salutato rifiutando il ricovero. Ora l’uomo è in gravi condizioni, intubato in terapia intensiva al San Bortolo di Vicenza, ospedale che era finalmente tornato ad essere Covid-free. Ma per giorni e giorni ha incontrato gente, anche quando la certezza di essersi ammalato era già certificata e nonostante i ripetuti inviti dell’Asl e il richiamo del suo sindaco. Ha contagiato almeno tre colleghi e una conoscente polesana, ha innescato un pericolosissimo focolaio, inizialmente coperto dalle reticenze di troppi contatti. Atteggiamenti irresponsabili, inammissibili, che offrono riparo al virus. Culle confortevoli, nella metafora rovesciata che per una volta spinge piuttosto a parteggiare per Erode.
Nel vicino Veneto si prospetta un nuovo giro di vite. Zaia annuncia per domani un’ordinanza per blindare la quarantena dei positivi e rendere più rigido l’isolamento domiciliare, istituto che con la depenalizzazione delle scorse settimane e l’aria di smobilitazione che tira è diventato molto meno efficace. Nei casi estremi il governatore vorrebbe far scattare anche il ricovero coatto: le libertà personali non possono compromettere la salute pubblica. Né di là, né di qua dal Po.
Buona domenica.
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