Mirtilli, more e lamponi la frutticoltura si fa “smart”
A Formignana un’azienda si è specializzata nella produzione di frutti di bosco Elisir per chi ha problemi alla vista, le gelaterie fanno impennare le richieste
Una produzione di nicchia (circa un ettaro) per la nostra provincia, ma potrebbe diventare, per tante aziende agricole, coltivazione aggiunta per ampliare la gamma di produzione. La produzione regionale conta un totale di 29 ettari destinati alla produzione di mirtilli, rossi e neri, e lamponi, mentre circa 27 sono gli ettari destinati alla produzione di more. Il mirtillo vive in media 15 anni e la sua coltivazione è relativamente più semplice rispetto al lampone, un arbusto da frutto appartenente alla famiglia delle rosacee che produce per circa 3/4 anni e che ha costi di gestione superiore; la mora invece può arrivare a produrre per 8/10 anni.
L’esempio da fornignana
Nelle campagne di Formignana, l’azienda “Borgo dei frutti”, associata a Confagricoltura Ferrara è una realtà che sta crescendo molto sul fronte dei piccoli frutti: oltre 3.000 metri quadri fra serre e coltivazioni in pieno campo di lamponi, more, mirtilli e un impianto sperimentale di melagrane. Tra i primi ad aver creduto in questa coltura è il suo proprietario, l’agronomo Stefano Benazzi, sua infatti l’idea di alcuni anni fa di mettere a dimora un impianto innovativo per le nostre zone.
« Dopo ricerche e approfondimenti - ribadisce - e visto il crescente interesse commerciale per questi prodotti straordinariamente buoni e dalle grandi proprietà organolettiche, ho deciso di dedicarmi a questa produzione dai frutti ricchi di sostanze nutraceutiche, antiossidanti, ottimi per la vista e vero elisir per ossa e muscoli. Dopo aver effettuato studi per la fattibilità dell’impianto e sopralluoghi nelle zone più vocate, come Trentino, Veneto e Romagna, e selezionato le diverse varietà per tipologia di prodotto, ho deciso di iniziare con i primi impianti estendendoli man mano. Quest’anno avrei dovuto rinnovare l’impianto dei lamponi, ma a causa del Covid i vivai non sono riusciti a consegnare gli arbusti, ho dovuto così orientarmi verso piante più giovani reperite in zona, che hanno prodotto solo la metà del raccolto. Per il resto la pandemia non ci ha creato altri problemi, il tempo dei primi stacchi è coinciso con la riapertura delle gelaterie e la richiesta del nostro prodotto è stata subito molto buona: i piccoli frutti sono arrivati sul mercato insieme alla voglia di uscire. Siamo in raccolta da maggio a settembre, prima con i lamponi, poi arrivano le more, seguono i mirtilli e il secondo raccolto dei lamponi. Anno dopo anno ci allarghiamo con le serre e con le produzioni in pieno campo, per l’anno prossimo estirperemo una porzione di frutteti di pere per ampliare ulteriormente le serre, il cui film plastico di copertura è interamente ricoperto di calce, non tanto per produrre calore quanto per ombreggiare e riparare dalla pioggia i lamponi».
«Quella dei piccoli frutti è una coltura complementare, impegnativa, ma con buone soddisfazioni economiche e quest’anno tutta la produzione si presenta ottima per pezzatura, gusto e grado zuccherino. Per chi fosse interessato a coltivare piccoli frutti – conclude Stefano Benazzi - direi di prepararsi a molto lavoro, a studi di fattibilità sul terreno e a scegliere varietà in linea con le nostre condizioni climatiche. Noi coltiviamo con metodologie naturali, i miei clienti sono tutti della zona e i prodotti, molto delicati, devono essere raccolti al momento giusto per mantenere integro il profumo, il gusto, la fragranza e la freschezza. Tecnica e guanto di velluto, per un prodotto di qualità assoluta». —
Andrea Tebaldi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
