Un deposito sottomarino per l’anidride carbonica
Il progetto Eni per evitare la dispersione nell’aria di Co2 prodotta anche a Ferrara All’orizzonte l’utilizzo anche dei giacimenti di gas esauriti al largo di Ravenna
I giacimenti esauriti al largo delle coste ravennati, a fianco dei Lidi Comacchiesi, hanno la capacità per diventare depositi di anidride carbonica proveniente «da tutto il Mediterraneo». E se Eni partirà con il catturare la CO2 prodotta dai camini degli impianti alla bocca di questi giacimenti, a Porto Corsini e Ravenna, il passo immediatamente successivo sarà quello di coinvolgere gli impianti Versalis più vicini, quelli di Ferrara e poi di Mantova, per poi coinvolgere l’intero bacino padano. È quanto fa filtrare il colosso a sei zampe dopo le dichiarazioni del suo capo azienda, Claudio Descalzi, che circostanziavano l’annuncio degli Stati generali governativi a proposito dell’hub della decarbonizzazione al largo di Ravenna.
Le premesse
Le premesse sono chiare: da una parte l’opportunità di candidare al bando per il Fondo europeo dell’innovazione (la svolta green dell’Europa) progetti di spessore e respiro internazionale; dall’altra l’esigenza Eni di «accelerare la trasformazione» green e «allontanarci dalla volatilità delle fluttuazioni del prezzo del petrolio», per usare le parole di Descalzi al Sole 24 Ore. Dall’altra parte c’è il desiderio dell’Emilia Romagna di far da protagonista nelle pratiche di green economy e nel contempo risolvere il problema del polo estrattivo adriatico, da tempo in gravi difficoltà.
Non a caso l’assessore regionale Vincenzo Colla ha inquadrato il progetto nell’obiettivo più ampio «di arrivare entro pochi mesi a siglare con tutte le parti sociali in Emilia-Romagna un nuovo patto per il lavoro e per il clima».
Bisogna dire che i particolari del progetto ancora non ci sono. Bisogna accontentarsi della cornice: attraverso «nuovi sistemi di cattura della CO2 sui camini delle attività di Eni sulla terraferma unitamente ad altri impianti industriali nelle vicinanze», è sempre Descalzi a dettagliare, si potrà evitare la dispersione in atmosfera di volumi di gas da imprigionare appunto nei giacimenti di gas offshore ormai esauriti.
Il progetto
A oggi questi grandi contenitori naturali stoccano 14 milioni di gas naturale, l’obiettivo di Eni è di ampliare la capacità fino a 300-500 milioni di tonnellate, una disponibilità in grado di soddisfare le esigenze dell’intero bacino del Mediterraneo.
Da vedere se saranno coinvolti anche giacimenti in territorio comacchiese, e in caso come sarà organizzata la logistica.
le conseguenze
Per gli impianti ferraresi, con possibile coinvolgimento anche delle centrali turbogas, si tratterebbe di togliere impatto inquinante e di giocare la partita dei certificati verdi.
Legambiente fa il controcanto: per l’associazione ambientalista il progetto andrebbe posposto a un programma di dismissione delle piattaforme e alla realizzazione di impianti rinnovabili offshore come quelli eolici.
Al proposito ci sarebbe già la proposta di un impianto da più di 300 megawatt nella zona tra Rimini e Riccione e interessamenti vari per le coste nord. —
Stefano Ciervo
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