Ferrara, pratiche false in Prefettura: valanga di assoluzioni
Il processo si è chiuso con 8 condanne, gli imputati erano 37. Cancellate le accuse per Simona Granatiero e per Silvia Baldassarre, rispettivamente impiegata e avvocato. Due anni di pena a due imprenditrici cinesi
FERRARA. Ferrara non era una fabbrica di pratiche false per immigrati cinesi: dopo 8 anni tra indagini e udienze, al processo per le pratiche facili presentate in Prefettura è stato cancellato quasi tutto, accuse e inchiesta, con una valanga di assoluzioni decise oggi, mercoledì 8 giugno, dal tribunale (Giacomelli, Migliorelli e Martinelli): dei 37 imputati, condanne solo per sette di questi, a pene ridotte rispetto la richiesta di condanna della procura ad oltre un secondo di pene.
Assolta Simona Granatiero, impiegata della Prefettura, imputata centrale del processo. Assolta anche l’avvocato Silvia Baldassarre, anche lei imputata eccellente. E poi i decine e decine di cittadini cinesi assolti o prescritti. Condannate invece due imprenditrici cinesi, per falsi nei documenti (2 anni e 4 mesi a Xia Lihong, titolare ristorante piazza Sacrati e 1 anno e 6 mesi a Xia Xinwei, che gestiva il Bar Novecento in città), ritenute i “collettori” delle pratiche per regolarizzare cittadini cinesi. E tra le altre condanne, 5 immigrati cinesi per aver dichiarato residenze fasulle: per loro pene di 8 mesi. Per il resto, il tribunale assolve e ancora assolve: perché il fatto non costituisce reato, il fatto non sussiste, per prescrizione (prescritta la corruzione tra la Lihong e la Granatiero, per cellulare e pranzi al ristorante) e così via.
Per la Granatiero «è finito l’incubo, 8 anni di inferno» Per l’avvocato Baldassare, parla il suo legale Erminia Imperio: «questo processo è frutto di errori interpretativi e pregiudizi che hanno portato ad un teorema accusatorio del tutto azzerato». «Un processo – riprende il legale – costato tanto, per le tante e troppe ricadute dal punto di vista personale e professionale all’avvocato Baldassarre: siamo soddisfatti dell’esito, la sentenza rende giustizia alla Baldassarre. Di questo dobbiamo ringraziare un tribunale sempre attento e senza pregiudizi».
Va anche oltre l’avvocato Imperio: «Se c’era una ragione per essere celebrato, questo processo doveva vedere sul banco degli imputati anche l’ufficio e il personale della Prefettura in cui lavorava la Granatiero e l’ufficio della questura cui veniva inviata la documentazione al centro del processo». Parliamo della pratiche che venivano presentate per il visto a prefettura e questura per la ricongiunzione dei nuclei familiari di cittadini cinesi: secondo l’accusa i “collettori”, le imprenditrici poi condannate, e quindi il legale (in parte) e l’impiegata della prefettura, riuscivano a far approvare le pratiche con atti falsi. Un teorema spazzato via dai giudici: nessuna prova, né tantomeno controlli, mai eseguiti, ad esempio delle Polizie municipali interessate (a Ferrara e provincia) che dovevano verificare gli esatti domicili per le ricongiunzioni familiari.
“Buchi” clamorosi nell’inchiesta, dunque, rilevati fin dai primi atti, tanti anni fa, dal difensore della Granatiero, Salvatore Mirabile: «Lo avevo detto, poi attaccato per questo, che era tutta fuffa: nessuna prova, solo suggestioni, portate avanti dall’accusa con un teorema frutto di interpretazioni». Lei, Simona Granatiero è felice, raggiante, non nasconde la rabbia: «Sono sei mesi che non mi chiamano al lavoro (Prefettura, ndr) e in questi anni sono stata isolata, devo ringraziare la famiglia e una sola persona, il mio legale». Infine la procura, in aula la pm Isabella Cavallari che aveva chiesto condanne per tutti gli imputati, per oltre un secolo di pene: «Leggeremo la sentenza (tra 90 giorni, ndr) e valuteremo come impugnare la sentenza».
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