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Il tuffo e poi la morte «Un tragico gioco»

FABIO TERMINALI
Il tuffo e poi la morte «Un tragico gioco»

Un anno fa il 13enne Ibrahym affogò all’oasi Due Laghi  Il titolare indagato: la struttura oggi è ancora più sicura

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GAMBULAGA

Doveva essere una domenica di svago, una gita con gli amici ai laghetti di Gambulaga. Invece fu in seguito a un tuffo che Ibrahym Khalil Mohamed Diaby, 13enne di Cento, trovò la morte. Ricoverato all’ospedale Maggiore di Bologna, i medici tentarono di salvargli la vita, ma si arresero nella notte tra l’8 e il 9 luglio 2019.

A un anno di distanza è tuttora aperta l’indagine condotta dalla pm Barbara Cavallo per accertare cause del decesso ed eventuali responsabilità per la violazione delle norme di sicurezza.

«UN GIOCO TRA BAMBINI FINITO MALE»

Unico indagato, per omicidio colposo, è il titolare dell’agriturismo Ai Due Laghi. «Il ricordo è vivo – spiega Anton Slanzi –, ma dal punto di vista giudiziario sono tranquillo. Riuscirò a dimostrare che non ho colpe particolari: si trattò, purtroppo, di un gioco tra bambini finito male e di un attimo di disattenzione da parte di chi li accompagnava. Abbiamo pronto un video di ricostruzione su come andarono i fatti». L’indagine mira a verificare con certezza lo stato dei luoghi, se vi fosse all’origine l’obbligo di esporre una precisa cartellonistica per indicare se dal pontile, da dove poi si lanciò il ragazzo, fosse vietato tuffarsi in acqua o meno.

«siamo tornati alle origini»

Dodici mesi dopo, qualcosa è cambiato all’oasi di Gambulaga. «Il bagno è possibile farlo solamente nelle acque basse – dice il titolare della struttura – e indubbiamente c’è un’attenzione più alta in merito alle condizioni di sicurezza. Adesso ci stiamo concentrando maggiormente sull’attività dell’agriturismo, sull’ospitalità, tornando per così dire all’origine».

Operazione non facile e la pandemia non ha certamente aiutato, «nei fine settimana c’è un po’ d’afflusso, ma per il resto poco o nulla».

MA BALNEAZIONE NEGATA

Fra l’altro in marzo la Regione ha negato il permesso di balneazione richiesto dall’imprenditore, che intendeva realizzare attività ricreative, giochi d’acqua con possibilità di immersione: «Sono diversi anni che chiedo questa cosa – specifica Slanzi –, però finora mi è stato sempre impedito in quanto c’è un vuoto legislativo in Emilia-Romagna: la Regione non considera balneabili le acque ricavate nelle ex cave, come nel caso di Gambulaga, a differenza per esempio ,di Veneto e Umbria. Ma allo stesso tempo non c’è un divieto vero e proprio, e le analisi sulla qualità e l’igiene dell’acqua le facciamo. Eh, ma io sono un altoatesino caparbio – aggiunge ancora Slanzi – e andrò avanti. Con l’obiettivo di salvaguardare l’azienda e questo affascinante luogo, tra i più belli della provincia ferrarese». —

FABIO TERMINALI

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