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Ferrara

Admo da record, sei donazione nel 2020

Alessandra Mura

Gli iscritti adesso sfiorano quota novemila. Fondamentali gli incontri a Unife e nelle scuole per sensibilizzare i più giovani

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Le donazioni Admo non conoscono lockdown. I primi sei mesi di questo sventurato 2020 hanno registrato un piccolo record per la sezione ferrarese dell’Associazione donatori di midollo osseo: sei donazioni da gennaio a tutto giugno, a cui se ne aggiungerà una settima alla fine di questo mese. Un risultato straordinario, se si pensa che la probabilità di trovare un donatore compatibile è una su centomila, e che in dodici anni ci sono state in tutto 58 donazioni.

Impennata di iscrizioni

Se l’emergenza sanitaria non ha frenato l’attività “medica” dell’associazione, non sono mancate ripercussioni sulla capillare campagna di informazione e sensibilizzazione che Admo porta avanti, soprattutto tra i più giovani, e che ha permesso di realizzare un altro piccolo grande miracolo: gli iscritti sfiorano le novemila unità (8.805 al 1° luglio), procedendo al passo di 1.200, 1.300 all’anno. «Un risultato ottenuto grazie alla fondamentale collaborazione dell’Università di Ferrara e delle scuole del territorio - sottolinea la responsabile Admo di Ferrara Maria Teresa Grappa - L’Ateneo, così come i dirigenti scolastici, ci hanno aperto le porte permettendoci di raggiungere i giovani, che sono il “serbatoio” più prezioso da cui attingere nuovi donatori». L’età limite per donare, infatti, è 55 anni, ma non è raro che anche i cinquantenni, pur essendo “abili” sulla carta e sostanzialmente in buona salute, rivelino poi criticità dovute, ad esempio, alla necessità di sospendere alcuni farmaci, così come è assodato che i più giovani hanno tempi di recupero molto più rapidi. «Ogni anno perdiamo donatori per raggiunti limiti di età - prosegue Grappa - e per questo il rapporto con le nuove generazioni risulta primario, perché donatori c’è sempre bisogno». D’altronde, l’incontro con Admo «permette ai ragazzi una riflessione sul concetto di dono, scoprendo che noi stessi siamo “farmaci” in grado di curare e salvare una vita, e che l’altro da noi è una risorsa, non una minaccia. È un modo per scoprirsi più generosi e meno individualisti. E la risposta non si fa attendere, le adesioni avvengono di slancio».

La chiusura delle scuole e di Unife durante l’emergenza ha necessariamente interrotto l’attività tra i giovani, con effetti anche sulle iscrizioni. «Un aiuto è arrivato dall’Avis, che avendo un “target” di donatori simile propone loro anche l’iscrizione ad Admo, soprattutto tra la fascia di età 18-35».

Ma in questi anni Admo ha costruito una solida “rete” di alleati, a cominciare dall’indispensabile Centro Trasfusionale di Cona, e proseguire con la Protezione Civile nonché i ragazzi di Music Emergency. Questi ultimi, spiega la responsabile Admo «organizzano due volte all’anno, a Palazzo Roverella, una festa con un gruppo di deejay per avvicinare al tema della donazione i ragazzi della “movida notturna”. L’idea è nata tre anni fa, da tre amici che avevano deciso di organizzare un evento per festeggiare la loro guarigione. È diventata una tradizione che va avanti da dodici anni, a maggio e a settembre, e che quest’anno abbiamo dovuto sospendere». Allo stesso tempo anche la Settimana della donazione del Midollo, sempre a settembre, salterà. «Ma troveremo il modo di proseguire gli incontri in streaming, ci stiamo lavorando - conclude Grappa - Non è accettabile che una persona muoia per mancanza di un donatore. E salvare una persona significa salvare un’intera famiglia». —

Alessandra Mura

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