Insediamenti etruschi La quercia di Dante ne sta svelando i segreti
SAN BASILIO
Celebrato in questi giorni l’anniversario della “morte” della quercia di San Basilio, piccola località nel Comune di Ariano Polesine (Ro). Era il 25 giugno 2013 quando “la Rovra”, così la chiamavano gli abitanti del luogo, a causa di continui sollecitazioni atmosferiche, cadde al suolo. Dopo circa 500 anni le sue radici hanno mollato. Ora, a distanza di 7 anni, nello stesso luogo emergono altre testimonianze della sua millenaria storia. “La Rovra” cinquecentesca era detta anche “la Quercia di Dante”: si narra che transitava spesso da queste parti, dove trovava riposo sotto la lunga chioma del secolare albero. All’epoca del passaggio del Divin poeta qui sorgeva un romitorio collegato all’Abbazia di Pomposa e poco più. Un aspetto paesaggistico ben diverso dall’attuale, che ha attirato l’attenzione di archeologici, i quali da alcuni anno puntato sulla San Basilio ancora precedente, quella di epoca etrusca.
Gli scavi, che il lockdown ha fermato, stanno delineando la presenza di un sito di una certa importanza già prima dei noti insediamenti romani. Quelli recenti, fermati dall’emergenza sanitaria, stavano ipotizzando che il sito non fu offuscato e cancellato dalla nascita della vicina Adria (che nel VI secolo divenne una vera e propria città), ma mantenne un ruolo nel sistema di commercio tra Etruschi e Greci. È questo ruolo e le sue modalità di sviluppo che i prossimi scavi e le tesi di laurea ad essi connessi si prefiggono di indagare. Il progetto di scavo a San Basilio, realizzato con il sostegno congiunto della Fondazione Cariparo e del progetto Interreg Value, riprenderà nella primavera 2021, con il suo duplice volto di indagine scientifica e operazione di turismo partecipativo. —
d.m.
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